Domani 14 Gennaio sarà il giorno della “rinascita”, quando il giornale satirico Charlie Hebdo tornerà a far parlare di sé con la pubblicazione del numero 1178, in tiratura speciale con 3 milioni di copie distribuite, a fronte delle abituali 60 mila,  tradotta in 16 lingue e distribuita poi in tutto il mondo.

Un paradossale e quasi lunare ritorno alla “normalità”, confermato e voluto fortemente dai sopravvissuti, che in queste ore lavorano a ritmi serrati per chiudere quello che sarà forse il numero più famoso della storia del giornale. La prima pagina sarà data a  Liberatiòn per pubblicarla in contemporanea, ciò per ricordare e ringraziare dell’aiuto vitale ricevuto dalla testata giornalistica in questa occasione come anche nel 2011 quando lo stesso Charlie Hebdo fu soggetto ad un altro attacco, allora senza vittime.

C’è molta attesa e trepidazione sia dentro che fuori gli uffici e ad aumentarne il pathos sono le dichiarazioni degli stessi sopravvissuti, un vero e proprio caleidoscopio di sentimenti e toni diversi, specchio della difficile situazione emotiva affrontata da ognuno di loro. Gerard Biar, il caporedattore al timone della redazione dopo la morte di Charb, afferma “Vi faremo ridere, perché abbiamo pianto abbastanza. Adesso basta.” e parlando della marcia della repubblicana dice “Siamo contenti per la marcia repubblicana. Negli ultimi anni ci siamo sentiti un pò soli in questa lotta. E non vorremmo che fosse un fuoco di paglia. Ci piacerebbe si capisse che la religione deve restare nello stretto dominio dell’intimità, altrimenti non la finiremo mai col fascismo religioso. La laicità è il solo valore che permette l’esercizio della democrazia.”

Toni diversi li mostra il caricaturista Luz Tutti quei politici alla marcia, l’ho trovata una situazione surreale, improvvisamente mi sono trovato davanti tutti i miei personaggi, l’assurdità contro cui tutti noi di Charlie lottiamo. Poi c’è stato un piccione che ha “bersagliato” Hollande su una spalla, mi ha fatto ridere. Mi ha strappato all’emotività; dentro di me ho ringraziato quel piccione. È il benvenuto nella nostra redazione”.

Ma a ricordare anche il dolore subito è Patrick Pelloux “Il dolore è intatto» commenta. Certo, ma Charlie è vivo. «Sì, forse è vivo, mi chiedo però ancora per quanto”. Intanto è già pronta la prima pagina con il profeta Maometto che regge un cartello con l’ormai famosa scritta “Je suis Charlie”  sopra, come titolo “Tout est pardonnè” ovvero È tutto perdonato”.

Dario Salvatore