Hayat Boumeddiene, la sposa dell’attentatore Amedy Coulibaly, uno degli attentatori francesi, si troverebbe in Siria. Il ministro degli affari esteri Turco, Mevlüt Cavusoglu, ha confermato : “E’ entrata in Turchia il 2 gennaio con un volo proveniente da Madrid. Ci sono delle immagini che la mostrano in aeroporto. Dopodiché è restata con una persona in hotel a Kadıköy per poi passare l’8 gennaio in Siria”. Ad incastrare la donna, dunque, sarebbero non solo le immagini dalle telecamere di sorveglianza ma anche le rilevazioni telefoniche.

Haberturk, canale televisivo turco, è stato il primo a diffondere le immagini che ritraggono la donna più ricercata di Francia in compagnia di un ragazzo, barba incolta, capelli lunghi raggruppati e una borsa tra le mani: Mehdi Belhoucine. Ventitreenne cittadino francese già noto all’intelligence. Nel 2014 il tribunale di Parigi aveva condannato il fratello a due anni di reclusione per legami con associazioni terroristiche.

Di fatti, lui, ingegnere con la passioni per le armi, avrebbe, insieme al fratello, conoscenze significative in Turchia. Per il movimento che si sta creando si può capire come per quest’affare parigino si stiano muovendo più rami dell’islamismo estremo e radicale. Si defila invece dagli attentati il trentatreenne Farid Benyettou, ex guida spirituale della filiera jihaidista Buttes-Chaumont e dei fratelli Kouachi. Benyettou, immagine forte della moschea al 19esimo arrondissement di Parigi, era stato condannato nel 2008 a sei anni di prigione per aver inviato giovani jhiaidisti in Iraq per prendere parte ai combattimenti.

Si defila dagli attentati di questi giorni e afferma che: “Due mesi fa, Cherif è passato a farmi visita all’improvviso. Con lui, i discorsi erano sempre gli stessi. Lui voleva sempre parlare della guerra. Non potevo prevedere questi atti”, spiega durante un intervista ad iTele. Lui si è presentato giovedì sera spontaneamente a la DGSI, direzione generale per la sicurezza interna, spiegando che lui non aveva nessun legame con quello che era successo. Per poi essere ascoltato per 7 ore come testimone di quella strage che ha causato 12 vittime. Condanna gli attentati: “la mia innocenza non può causare dubbi” e continua “i fratelli hanno agito perché ignoranti”.

Giuseppe Ianniello