Salvini è ormai al centro del dibattito politico. Ma sta facendo molto di più. Da almeno un anno e mezzo, in un turbine di incontri e iniziative, sta cercando di dare un’organizzazione e una compattezza a tutto il panorama di partiti, partitini, nostalgici, movimenti che gravitano attorno al mondo della destra sociale italiana. E il terreno sembra anche piuttosto fertile. Obiettivo: annullare le divisioni e creare qualcosa di molto simile al Front National di Marine Le Pen, che in Francia non è molto lontano dal diventare primo partito del paese.

I legami avviati e da avviare sono molti, il collante per tenere tutto unito pure: no-euro, no “Mare Nostrum”, no “invasione migratoria”. Innanzitutto c’è già la “join adventure” con CasaPound. Il 9 gennaio scorso infatti a Lamezia Terme c’è stata la presentazione di “Sovranità-Prima gli italiani”, movimento che nasce in esplicito appoggio alla nuova lega salviniana, coordinato da Antonio Felice Zaffina, promotore e portavoce del nuovo, accompagnato dal vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano. Obiettivi dichiarati da Zaffina: sovranità monetaria (“battere e controllare moneta”), energetica (“possibilità di approvvigionarsi a fonte energetiche diversificate e autonome”), territoriale (“non avere zone di non diritto nelle proprie città”), politica (“decidere da soli leggi, amici e nemici”). Ok, ma come… non si sa!

Matteo Salvini ormai punta anche al Sud con “Noi con Salvini” (presentato il 10 gennaio a Palermo), guidato dall’esperto ex Dc ed Mpa Angelo Attaguile, ex patron del Catania Calcio, dietro le quinte in questi anni per guai giudizari, ad ora deputato della Lega in cui è sbarcato dopo essere stato eletto nel 2013 con il Pdl. Nenia anti-immigrazione, no-euro, aliquota Irpef al 15% la linea politica dettata da Attaguile. Ma più di tutte le analisi politiche, sono bastati  i molti commenti di apprezzamento, con annesse dichiarazioni di voto per Salvini, carpito in un bar della provincia di Avellino per capire quanta presa possano avere le tematiche che l’altro Matteo porta avanti. E i terroristi che hanno colpito la Francia hanno dato una certamente una bella spinta in questo senso.

Per la restante destra italiana, sembra invece che la Meloni stia provando a convincere Storace a unirsi. Il 18 ottobre la Lega Nord a Milano e Fratelli d’Italia a Reggio Calabria hanno tenuto due manifestazioni contemporanee contro Mare Nostrum. E le dichiarazioni di questi ultimi giorni post-Parigi dei due leader sembrano venire dallo stesso partito.

Ma l’orizzonte sembra essere geo-politicamente più ampio. I legami tra Salvini e la Le Pen portano anche da un’altra parte, precisamente in Russia. Sì, perchè è notizia di due mesi fa il finanziamento di 9 milioni al Front National arrivato attraverso la ceco-russa First Czech Russian Bank. C’è una logica politica abbastanza chiara: alla Russia interessa un’Europa disgregata e disunita in funzione anti-Usa, alla destra europea invece un modello come quello di Putin, no-gay, no-immigrati: un grande paese guidato da un uomo forte, non può che piacere. La conferma arriva da un dossier diffuso a novembre dal Political Capital Institute di Budapest, Russia connection, che sottolineava come Putin stesse appoggiando, anche economicamente, alcune forze euroscettiche e di estrema destra.

E la Lega? Matteo Salvini è volato più volte a Mosca anche nel corso degli ultimi mesi, poi il Carroccio ha invitato a Milano Andrew Kovalenko, leader del movimento eurasiatico russo, e ha voluto il deputato di Russia Unita Victor Zubarev al proprio congresso “federale” di Torino. E il fondatore della Nouvelle Droite, Alain de Benoist, di recente ospite della Lega a Milano, ha dichiarato recentemente: “La Russia è oggi la principale risorsa con cui si può contrastare l’egemonia americana in Europa”, anch’egli ospite della Lega a Milano.

Che dire? La crisi economica come sempre porta le società a chiudersi in difesa per giocare in contrattacco, e il decisionismo populista di destra in questo calderone pesca facilmente. L’Europa, non solo istituzionale, ma dei popoli, sta per affrontare la sua più grande sfida: se si batteranno questi ri-nati nazionalismi populistici, saremo finalementue pronti al passo decisivo (che era poi il sogno degli europeisti della prima ora): gli Stati Uniti d’Europa!

Giancarlo Manzi