Le regionali si avvicinano e, mentre da Napoli e Roma arrivano voci sempre più convincenti che le primarie per decretare il candidato governatore non si faranno, a Sant’Antimo, comune al nord di Napoli, si è scatenata una vera e propria guerra di tessere tra la dirigenza del partito e la sua componente più ‘antica’, rappresentata dall’ex sindaco Aurelio Russo e da suo figlio Domenico, consigliere comunale.

Le elezioni, è noto, sono sempre occasioni che fanno lievitare esponenzialmente l’attivismo delle sezioni locali dei partiti. Spesso sono anche occasione, per le varie fazioni che compongono le sezioni, per misurarsi e per avere l’opportunità di ristabilire equilibri che spesso diventano velocemente precari. E’ quello che sta succedendo a Sant’Antimo dove la sezione locale, secondo insistenti voci che girano in città, sta vivendo una vera guerra di tessere. Protagonisti di questa guerra sono la nuova dirigenza, rappresentata dall’ottimo e giovane segretario Salvatore Damiano, e la vecchia dirigenza, rappresentata dall’ex sindaco Aurelio Russo, ex componente de La Margherita.

Già alla fine del 2014 si mormorava di una mozione di sfiducia portata avanti dall’ex sindaco e da suo figlio, Domenico, attualmente consigliere comunale. La questione, però, si concluse con un nulla di fatto, forse per errori formali nella presentazione della mozione. Con l’avvento del 2015 l’ex sindaco sembra aver aumentato il proprio continuo movimento sul territorio, e pare che abbia tesserato quasi 300 cittadini in vista di una sfiducia, che a questo punto sembra imminente, al segretario. Salvatore Damiano, 36enne dottore commercialista e leader della sezione locale del PD da meno di un anno, ha fatto un ottimo lavoro durante il suo mandato, resuscitando un partito che era pressoché morto sul territorio, dominato in modo incontrastato dalla famiglia Cesaro e dal centrodestra. Infatti il Partito Democratico, insieme ad Agorà e al gruppo territoriale Sant’Antimo in MoVimento, è stato uno dei protagonisti della mutazione della protesta TARI in proposte nei concitati consigli comunali dedicati al tema, chiedendo anche a più riprese le dimissioni da parte del sindaco Francesco Piemonte.

C’è una forte divisione, quindi, nel partito, con Damiano che sembra essere in balìa della forza prorompente e popolare del proprio avversario, che ha una notorietà in città non paragonabile a quella del giovane segretario. Damiano, da parte sua, sembra però essere intenzionato a lottare, per evitare che il partito torni in una fase dormiente e di inattività come negli ultimi anni, una fase che potrebbe non essere accettata da chi, anche se da poco, ben si muove sul territorio e da chi ha ridato lustro e attivismo ad una sezione locale ormai dimenticata da tutti. E la perdita di attivismo sarebbe un gravissimo danno anche per il partito sul piano regionale, dove è impegnato in una competizione difficilissima come le elezioni regionali. Auspicabile, ma non probabile, infatti, un intervento da parte della segreteria provinciale anche se questa si è dimostrata fortemente lontana dai problemi che vivono le sezioni cittadine. Non resta che aspettare e verificare l’evolversi della situazione.

Francesco Di Matteo