– Immagine di repertorio, non collegata alla signora Paola.

Paola è una donna italiana di 43 anni, vive a Milano e da anni si è convertita all’Islam, assumendo il nome di Selma, che in arabo vuol dire “pacifica”. E nulla meglio del suo nuovo nome si adatta alla sua persona: Selma è una persona assolutamente gentile, perbene, ben voluta e rispettata da tutti nel suo quartiere. Proprio per questo motivo la spiacevole vicenda che le è accaduta pochi giorni fa suona ancora più assurda: è stata minacciata ed insultata soltanto perché indossava il velo. Selma ha iniziato a denunciare l’accaduto su una pagina Facebook contro la Lega Nord, attirandosi immediatamente la solidarietà degli altri utenti, e l’abbiamo convinta a raccontare la sua storia.

<<Ero in giro per Milano – ha detto – stavo accompagnando un’amica ed a via Leoncavallo ci fermiamo ad un distributore di benzina. Non eravamo da sole, non molto distanti da noi c’erano alcune persone. Ad un certo punto io sono uscita fuori e dietro di me sento gridare da lontano “ti odio” per ben tre volte, senza neanche lontanamente pensare fosse rivolto a me. Quindi mi sono girata ed ho visto quest’uomo sulla cinquantina che nel frattempo si stava avvicinando. Gli ho chiesto se ce l’avesse con me, ed ha urlato “Sì, dico a te, figlia di p…, bastarda, siete tutti dei terroristi, adesso vengo lì e ti sgozzo“, continuando nel frattempo ad avvicinarsi verso di me. Sono riuscita a salvarmi grazie a tre ragazzi, i quali poi ho saputo essere marocchini, che hanno assistito alla scena e gli si sono lanciati addosso, costringendolo a scappare via. Sono riuscita a fermarli pregandoli di non fargli del male, anche perché sarebbe stato controproducente ed avrebbe finito di alimentare l’odio. Ma se questi ragazzi non fossero intervenuti cosa sarebbe successo?>>


<<Ci siamo poi rimesse in macchina – continua Selma – e poco più avanti abbiamo incrociato un agente della polizia municipale in moto. Quella zona è a forte presenza islamica e nei paraggi doveva esserci una scuola, dato che ho visto passare altre donne islamiche velate insieme ai bambini. A quel punto mi sono preoccupata ancora di più. Se costui le avesse incrociate, anche se si fosse “soltanto” limitato a ripetergli quello che aveva detto a me sarebbe stato comunque gravissimo a causa dei bambini. La vicenda ha scioccato me che sono adulta, immagina cosa avrebbe fatto ad un bambino. Abbiamo raccontato tutto all’agente che ha reagito in modo avvilito di fronte a cotanta follia, poi ha inforcato in moto in cerca del responsabile e se n’è andato.>>

Selma ha poi lanciato un profondo atto d’accusa verso coloro che stanno da mesi soffiando sul fuoco della questione integrazione: <<A gente come Salvini e Borghezio non frega niente né degli immigrati né dell’Islam né del Cristianesimo. Il loro obiettivo è soltanto quello di polarizzare l’attenzione delle folle per ottenere consenso e voti, e se si continua ad aizzare le folle in questo modo bisogna aspettarsi prima o poi che qualche pazzo commetta una follia specialmente contro le donne musulmane che sono più riconoscibili, e quindi più esposte. Inoltre non capisco: sono loro che si ergono a paladini dei diritti delle donne islamiche? E allora dovrebbero difendere il diritto della donna a portare il velo per strada senza che nessuno la aggredisca né verbalmente né tantomeno fisicamente. Questi personaggi vanno fermati, perché sono soggetti altamente pericolosi.>>

Ma la testimonianza di Selma è preziosa anche perché ci ha raccontato del suo essere un’italiana convertita all’Islam, una decisione che a molti pare ancora del tutto inusuale ma che ormai è diventata una realtà che coinvolge migliaia di persone in tutta la penisola, e ci può far guardare il nostro rapporto con l’Islam e i musulmani  da un’altra prospettiva. <<Io sono un’italiana convertita all’Islam, e dalla mia prospettiva ti accorgi che noi italiani siamo particolari. Siamo disposti ad accettare più facilmente l’immigrato islamico rispetto all’italiana convertita, e in qualche modo appari quasi come una “traditrice”, una che ha subito “il lavaggio del cervello”. Questo è figlio dei pregiudizi che ancora nutriamo e che derivano dalla scarsa conoscenza della realtà islamica. Non riusciamo a capire, ad esempio, come è possibile che una donna islamica indossi il velo di sua volontà. Quando si guarda una donna velata si tende spesso a compatirla, come se sicuramente l’avesse costretta ad indossarlo il marito o i familiari. Beh, io indosso il velo, ma non sono sposata e mio padre non c’è più da tempo, inoltre era anche non credente. Posso assicurare che la stragrande maggioranza di noi donne islamiche il velo lo mette per propria scelta personale, e aggiungo anche un’altra cosa: voglio che questa scelta sia rispettata.>>

Infine, Selma vuole intervenire anche sulla vicenda dell’attentato di Parigi, dicendo: <<io non sono Charlie Hebdo, chiariamo questo. Non mi piace la blasfemia, ma nessuno ha il diritto di toccare chi ha fatto quelle vignette, ed io non posso permettere che qualcuno su Facebook, come mi è capitato di leggere, scriva “sono blasfemi, per la Sharia devono morire”, perché la Sharia è la legge islamica e per gli islamici ma non per gli altri. Può aver valore su di te solo se sei musulmano e la accetti, ma non deve essere in alcun modo coinvolto nessun’altro.
Però tra di noi questi fondamentalisti li combattiamo, e li isoliamo anche. Noi siamo assolutamente contro di loro e continueremo ad esserlo perché noi musulmani per primi siamo spaventati da questa gente e dal male che sta facendo alla nostra religione>>.

Giacomo Sannino