È il 29 Gennaio la data designata per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Fremono le agenzie di stampa, si impennano gli ascolti degli ormai quotidiani talk show politici italiani, ballano i nomi, si scartano, si augurano, si impongono. Eppure al 29 gennaio si accompagneranno anche motivi d’interesse addirittura più grandi rispetto al misterioso nome del successore di Giorgio Napolitano. Interessi “grandi”, interessi spesso in conflitto, interessi che vengono dal passato, ma che non per questo sono estranei al presente, diciamo un “conflitto d’interesse”. Ricorda qualcosa?

Non ha mai trovato validi oppositori fin qui il premier Renzi, e questo è chiaro a tutti. Critiche sì, ma non oppositori, non quelli che insomma ti mettono i bastoni fra le ruote, che ti fanno saltare una strategia ben architettata. Quelli che voglio colpirti, e lo fanno perchè possono, e possono perchè hanno potere.
Il patto del Nazareno è un vincolo forte perché tra uomini forti, e niente è riuscito ad intaccarlo fino a questo momento, nemmeno la spudoratezza stessa del suo essere. Gli arricciamenti di naso e le bocche storte degli uomini “di contorno” non servono a nulla, sono inutili, non hanno valenza politica.

Il 29 Gennaio si giocherà una partita a due, e lo sport praticato sarà uno sport individuale, come il tennis o il lancio delle freccette, per non scomodare nobili ed abusate metafore scacchistiche. Fino a questo momento Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno fatto squadra, vedremo per quanto ancora sarà possibile.
Ieri pomeriggio Vannino Chiti, ovvero uno dei più attivi oppositori di Renzi all’interno del Pd, è stato convocato a Palazzo Chigi dal premier. Colloqui ci sono stati anche con altri “scontenti”, dei quali almeno venti minacciano di votare contro le liste bloccate della nuova legge elettorale, rischiando così di far slittare l’Italicum. Ma sebbene questa sia considerata dal premier una problematica da non sottovalutare, sembra che gli stessi termini difficilmente si riproporranno nelle elezioni del 29. Ogni corrente per il momento ha proposto i propri nomi, e uno di quelli che più spesso riecheggia è quello di Romano Prodi. Per Civati, Prodi “è il miglior presidente possibile”, e parlando della sua candidatura alle presidenziali ha ipotizzato addirittura una sua possibile vittoria: “se riusciamo a fargli prendere un bel pacco di voti nei primi tre scrutini, come si può ritirarlo dalla corsa alla quarta votazione, quella ‘buona”. In effetti l’ala civatiana sembra essere quella “irrecuperabile” per il premier, che però tuttavia può benissimo non considerarla in ragione dell’esiguità numerica. Diverso il discorso per quanto riguarda Bersani, che controllerebbe un’opposizione interna ben più nutrita, ma che di fatto non si è ancora esposto a tal punto da essere considerato un dissidente, e difficilmente lo farà nella cruciale data delle elezioni. Il Movimento Cinque stelle nel frattempo ha bloccato le sue “Quirinarie”, e non renderà nota la sua lista di candidati da presentare il 29 finché non l’avrà fatto Renzi.

La rosa di nomi del premier è ancora sconosciuta, ma probabilmente non ci sarà Romano Prodi. Il professore bolognese è un candidato “sgradito” a Silvio Berlusconi, che pure aveva clamorosamente aperto alla sua candidatura contemporaneamente alla redazione delle ormai celebri quattro righe di testo passate alla cronaca come “norma salva-Berlusconi“.
La rosa dei candidati del cavaliere invece c’è eccome, e l’ha fornita la sua fidanzata Francesca Pascale, le cui parole vanno sempre attentamente pesate e analizzate: “Gianni Letta, Casini e Amato. Mi piacerebbe la Finocchiaro.
È però certo che Berlusconi non si rifiuterà di appoggiare qualunque altro candidato, anche al di fuori di questa ristretta lista, ma che darà garanzie suoi dossier per lui cruciali, dall’agibilità politica all’affare Mediolanum. Esatto avete sentito bene, pare che Berlusconi stia addirittura contemplando di poter mettere mano sulla norma che è da sempre stata la sua più grande sciagura giuridica: il conflitto di interessi. I tempi sembrano più che mai maturi, paradossalmente ora che è ineleggibile.
Sull’ultimo nome proferito dalla Pascale voglio anche personalmente espormi in un incauto pronostico: la Finocchiaro potrebbe essere l’asso nella manica di Renzi. Lei, la prima donna a diventare presidente della Repubblica, la preferita della Pascale.
Un evento talmente “grande” da poter coprire l’ennesimo accordo, e mantenere al contempo intatta la bell’immagine di “Renzi il rinnovatore”.

Valerio Santori