Prime parole di Matteo Renzi alla riunione della direzione nazionale del Pd. Al centro della discussione non poteva che esserci l’elezione del Capo dello Stato, la cui prima votazione è prevista per il 29 gennaio. Le parole del premier sono state chiare su alcuni punti, vaghe su altri, a cominciare dal nome sul quale egli spera convergeranno tutti i circa 450 parlamentari.

«Questa prima direzione del 2015 già ci fa capire il grado di rilevanza e importanza che hanno le sfide che ci attendono, sfide legate alle partite nazionali e istituzionali del Paese e del partito, ma anche di natura più ampia» ha debuttato Renzi, che ricorda ai delegati l’enorme responsabilità in mano al partito in questo momento fondamentale della vita democratica italiana, la corsa per il Quirinale: «O siamo in condizioni di fare quel che necessario o noi saremo additati come colpevoli». Parole che hanno tutta l’intenzione di evitare la figuraccia fatta 2013, con i 101 franchi tiratori che silurarono Romano Prodi (tra i fondatori del Pd) dopo una riunione in cui si era deciso di votarlo.

Ma un nome no. Renzi assicura che si arriverà a un’indicazione unitaria: «Nelle 24 ore precedenti si deve arrivare a formalizzare la proposta del Pd riunendo i gruppi e i grandi elettori. Dopo, beninteso, aver sentito gli altri. Ma nessuno avrà la possibilità di porre un veto. Sarebbe un fallimento». Perché questo percorso verso l’elezione del Presidente si apre con il Pd che sembra avere proprio nel suo stesso seno i maggiori problemi: queste parole suonano come un primo avvertimento alla minoranza democratica.

Presenti: Pierluigi Bersani e altri esponenti della minoranza, come Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrina e Pippo Civati. Ci sono i tre capigruppo di Camera, Senato ed Europarlamento, Roebrto Speranza, Luigi Zanda e Simona Bonafé. Tra i membri del governo Paolo Gentiloni e Sandro Gozi. Oltre a Franco Marini sono arrivati anche gli ex Ppi guidati da Beppe Fioroni, nonché alcuni sindaci e governatori, come Dario Nardella, Piero Fassino e Sergio Chiamparino. Non risultano presenti invece Massimo D’Alema e Valter Veltroni, in questi giorni impegnato in Cile.

Renzi ha voluto poi lanciare messaggi anche alle altre forze politiche: «Niente ironie, niente demagogie, coinvolgeremo tutti. Se qualcuno si chiama fuori faremo senza di lui. Non accettiamo veti da nessuno», con particolare riferimento ai pentastellati di Beppe Grillo: «I Cinque stelle se vogliono stare al tavolo» della scelta del presidente della Repubblica «ci stiano – ha continuato -. Devono scegliere se essere nelle mani di quelli che vogliono impiccare gli altri o nel gioco istituzionale. Spero colgano l’occasione, faremo anche senza di loro ma sarebbe bello insieme a loro».

Poi infine un monito agli interlocutori del Pd per eleggere il prossimo inquilino del Quirinale. Agli alleati di Governo dell’Ncd assicura «che saranno insieme a noi in questa sfida. E saranno le prime persone con cui riflettere». Messaggi di tregua anche a Forza Italia e al suo leader: «Il Presidente della Repubblica si prova a fare con gli altri. Berlusconi ha votato gli ultimi due presidenti della Repubblica».

Intanto Romano Prodi, rispondendo ai giornalisti, fa capire le sue intenzioni sulla partita del Colle: «Ho già fatto le mie dichiarazioni. Sto passando una fase molto interessante e creativa della mia vita, non voglio più essere in mezzo a queste tensioni e a questi problemi».

Questa assemblea era molto attesa dal mondo politico. Ma è solo l’inizio. La direzione nazionale, come ha spigato il segretario, sarà aperta in assemblea permanente. Il Pd ha la fetta più grande responsabilità. Vedremo nei prossimi giorni come si muoveranno i suoi attori principali.

Giancarlo Manzi