Negli stessi giorni in cui sono avvenuti i disordini in Francia, legati all’attentato di Charlie Hebdo, in Nigeria si è consumata una tragedia molto più grave: l’organizzazione terroristica Boko Haram ha provocato la morte di migliaia di persone nel Nord del paese, sferrando feroci attacchi sulla popolazione. Tra gli ultimi raid di quello che può essere considerato un  nuovo “Stato islamico” vi sono quelli compiuti pochi giorni fa a Maiduguri e a Potiskum (sempre a Nord della Nigeria), utilizzando delle bambine kamikaze di circa 10 anni, con addosso dell’esplosivo. Purtroppo prendono parte ad una lunga serie di azioni violente 

Ma cos’è Boko Haram? “Boko Haram” significa “l’educazione occidentale è peccato”. Il nome ufficiale dell’organizzazione terroristica jihadista è “Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad”, ossia “persone impegnate per la propagazione degli insegnamenti del profeta e per il jihad”. E’ stata fondata nel 2002 da da Mohamed Yusuf, il quale, nello stesso anno, ha fatto costruire nello Stato del Borno (sempre in Nigeria), area povera del Paese in cui è già in vigore la “sharia”, un complesso religioso costituito da una moschea e da una scuola islamica, che ha lo scopo di contrastare, appunto, l’educazione occidentale e, per tal motivo, ha attirato musulmani da ogni parte del Paese diventando ufficialmente il luogo di reclutamento per l’organizzazione. Quest’ultima è guidata oggi da Abubakar Shekaue, conta circa 10 mila militanti e, oltre all’avversione nei confronti del mondo occidentale, ha come interesse principale l’imposizione del califfato in Nigeria, ossia di uno stato regolato dalla sharia stessa. 

Sono chiari gli ideali condivisi con l’Isis. Dopo aver già sostenuto pubblicamente il gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq, guidato da Abu Bakr al-Baghdadi, Boko Haram ha iniziato ad imitarlo, partendo dalla modifica del logo, che prima raffigurava due kalashnikov incrociati e il Corano al centro, mentre oggi è stato sostituito dalla “rayat al-`uqab” (la bandiera dell’aquila), già in uso da al Qaida e dallo Stato Islamico e, in tal senso, soprannominata nel mondo occidentale “la bandiera nera del jihad”.

L’attività di Boko Haram si è intensificata a partire dal 2011, anno in cui in Nigeria è stato eletto Goodluck Jonathan (attuale presidente), esponente del People’s democratic party e appartenente agli Ijaw, etnia cristiana minoritaria situata nel Sud del Paese. Un episodio più recente dell’operato dei terroristi nigeriani, risalente al mese di Aprile dello scorso anno, è il rapimento delle 276 alunne nigeriane (di cui 57 sono riuscite a scappare, mentre le restanti sono ancora ostaggi), che coinvolse tutto il mondo tanto da far partire una campagna mediatica su Twitter con l’hashtag #BringBackOurGirls.

Oggi circa un milione e mezzo di nigeriani ha abbandonato le proprie terre e la propria casa per fuggire in Ciad, Niger e Camerun, paesi su cui, peraltro, i terroristi jihadisti nigeriani stanno estendendo la loro influenza e il loro campo d’azione. Tuttavia le tensioni di tipo religioso tra musulmani e cristiani non sono gli unici presupposti che Boko Haram può sfruttare per consolidare il proprio potere. A queste si aggiungono lo sfruttamento delle risorse naturali, la corruzione dei politici locali e soprattutto le condizioni di estrema povertà in cui vive la maggior parte della popolazione.

Tirando le somme, possiamo dire che l’organizzazione terroristica di Boko Haram non ha nulla da invidiare all’Isis. Risulta essere necessario, in quei territori, un sostegno da parte delle forze di sicurezza internazionali, visto che l’esercito nigeriano non sembra all’altezza, per cercare di arginare l’avanzata del gruppo jihadista sul resto dell’Africa settentrionale. Intanto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite lo ha inserito nella black-list del terrorismo di radice qaedista.  Secondo il Telegraph, oggi, Boko Haram controllerebbe una zona vasta circa 52 mila chilometri quadrati. La violenza, seppur se ne parli poco sui quotidiani o in televisione, permette all’organizzazione terroristica, stando a quanto ha affermato il National consortium for the study of terrorism and response to terrorism, di occupare, per attacchi compiuti, la terza posizione in una macabra classifica, subito dopo gli attacchi dei talebani e dello Stato islamico.

Tra circa un mese, il 15 febbraio, in Nigeria si svolgeranno le elezioni presidenziali. Tra i candidati vi è Muhammadu Buhari, ex generale dell’esercito nigeriano, musulmano moderato del Nord, esponente di All progressives congress e, dunque, principale oppositore di Jonathan. Vista l’inefficacia dell’attuale presidente nel contrastare Boko Haram, Buhari resta l’ultima speranza per le sorti della Nigeria.

Fonte: temi.repubblica.it/limes/

Andrea Palumbo
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Andrea Palumbo nasce in un piccolo paese dell’Alto Casertano. Laurea triennale in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II di Napoli. Attualmente studia Comunicazione Pubblica e Politica presso l’Università di Torino. A parte lo scrivere, ama la fotografia e il cibo in compagnia.