Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.” – Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.

Le autorità dell’Arabia Saudita proseguono nella dura, spietata repressione del dissenso dal 2012. Nel solo Giugno 2013 quattro attivisti sono stati condannati dai 10 mesi ai 10 anni di carcere per il loro impegno a favore dei diritti umani. Altri 7 ragazzi sono stati condannati dai 5 ai 10 anni di carcere, colpevoli di aver pubblicato su Facebook, post a sostegno di un giovane sciita detenuto a seguito di una manifestazione pacifica. Il 9 Gennaio, Raif Badawi ha ricevuto le prime 50 frustate delle 1000 a cui è stato condannato. La fustigazione è avvenuta in pubblico di fronte alla moschea di Al-Jafali a Gedda. 10 anni di carcere, 1000 frustate ad intervalli di una settimana circa, un milione di rial sauditi di multa.

Per cosa? Per aver creato un forum (“Free saudi liberals”) destinato alla discussione del ruolo della religione nella società araba. Condannato per apostasia nel 2008, rilasciato dopo pochi giorni, viene incarcerato definitivamente nel 2013, per aver infamato simboli religiosi su Twitter e Facebook e aver criticato organi come la polizia religiosa e i suoi funzionari.

Ecco, proprio in questi giorni, in cui tutti ci sentiamo Charlie Hebdo, sentiamoci anche un po’ Raif Badawi. Prigioniero di coscienza. Sentiamo tutte le piaghe che la sua libertà d’espressione gli è costata.

 

Sundra Sorrentino