Negli ultimi anni le energie rinnovabili si sono affermate come vie d’uscita più sicure ed ecosostenibili dalla dipendenza dai combustibili fossili.
Questo perché sono in grado di garantire un impatto ambientale decisamente ridotto e, al contempo, sono capaci di “rinnovarsi” in tempi molto più brevi rispetto alle nostre principali fonti d’approvvigionamento, come il petrolio.

L’energia eolica, associata allo sfruttamento della ventosità dei nostri territori, si è sviluppata negli ultimi decenni ed è, al momento, una delle modalità di produzione di energia “pulita” più impiegate. Per ricavare energia dal vento vengono utilizzati gli aerogeneratori (le cosiddette “pale eoliche”), sfruttando lo stesso principio che per secoli ha caratterizzato il funzionamento dei mulini a vento.
Le pale dell’aerogeneratore vengono messe in movimento dal vento; questo movimento verrà poi trasmesso fino ad un generatore, dove avverrà la conversione ad energia elettrica.

Gli aerogeneratori sono ormai per noi abbastanza comuni da vedere, specie se abbiamo modo di viaggiare (o vivere) in prossimità di zone con le caratteristiche anemometriche giuste per ospitare questi congegni meccanici enormi.
Non facciamoci tradire dall’ottica; per quanto possano sembrare piccole, le “pale” hanno un’altezza media di cinquanta metri, con pale lunghe poco meno della metà ed un’erogazione giornaliera di energia elettrica che giunge fino ai 600 kW di potenza (per rendere l’idea, un solo aerogeneratore potrebbe bastare per soddisfare le esigenze di 500 famiglie).

Generalmente gli aerogeneratori vengono installati in maniera tale da essere raggruppati nelle cosiddette “wind farm”; queste vanno a costituire delle vere e proprie centrali elettriche, in cui le “pale” si trovano ad una distanza di circa duecento metri l’una dall’altra.
Gli aerogeneratori possono anche andare a costituire degli impianti offshore, che non sono altro che

Unimpianto di produzione di energia eolica off shore
Una “wind farm” off shore

delle “wind farm” disposte in mare; secondo delle stime recenti, nel prossimo futuro questi impianti potrebbero soddisfare almeno il 20% del fabbisogno energetico dei paesi affacciati sul mare.

Ovviamente, gli impianti di produzione di energia eolica possono essere realizzate solo in località (terrestri o marine) che presentano caratteristiche ben precise, soprattutto per quello che riguarda:
• la conformazione del terreno (ovvero la sua rugosità: più il terreno è rugoso, più il vento perderà potenza e ci fornirà meno energia)
• la variabilità della direzione e della velocità del vento.

L’eolico, d’altro canto, è stato in questi anni al centro di diverse polemiche.
Oltre che per gli scandali giudiziari legati ad alcune “wind farm” da installare in Sardegna (che portarono all’arresto del presunto capo della Loggia P3 Flavio Carboni), l’energia eolica è finita al centro della discussione pubblica anche per le problematiche associate alla sua integrazione con l’ambiente circostante.

L’impatto visivo sul paesaggio, l’occupazione di porzioni di territorio dedicate all’agricoltura, le interferenze sulle telecomunicazioni, hanno in parte bloccato la crescita dell’eolico; al netto di questi problemi, però, sono emersi gli enormi effetti positivi delle “fattorie del vento”, soprattutto se si considera la parziale rinuncia ai combustibili fossili inquinanti) che il loro utilizzo comporta.

A partire dagli anni ‘80 lo sfruttamento dell’energia eolica si è quindi diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo; nel nostro Paese ci sono voluti pesanti interventi governativi (tradotti in possibilità di investimenti a rendimento elevatissimo) per far sviluppare l’intero mercato delle rinnovabili, compreso l’eolico.
Ad oggi il Meridione guida il mercato della produzione di energia eolica; la regione-guida è da diverso tempo la Puglia con 372 impianti, seguita dalla Campania con 126, la Basilicata con 110 e la Sicilia con 92 impianti.

Resta da considerare il fatto che l’energia eolica rappresenta ancora oggi una fonte di energia eccessivamente discontinua e questo non ci consente di porla al centro dei nostri piani energetici, almeno per il momento.
Ciò non toglie che la pruzione di energia eolica può rappresentare per l’Italia un’enorme occasione da cogliere, dato che il potenziale elettrico sfruttabile nel nostro Paese è stato stimato intorno ai 3.000 MW sulla terraferma e altrettanti in offshore.

Nota la povertà di risorse energetiche dell’Italia e considerato che la gran parte delle zone con le caratteristiche ideali per l’installazione delle “wind farm” si trova al Sud, l’eolico può rappresentare non solo un’importantissima occasione per liberarci dagli effetti nefasti dovuti alla combustione dei fossili, ma anche una enorme opportunità per rilanciare l’economia del Mezzogiorno.

Per maggiori informazioni: http://www.enea.it