A Sant’Antimo c’è una scuola, l’Istituto Comprensivo Sant’Antimo 4 “Pestalozzi”, che tutti i giorni lotta per la sopravvivenza. L’Istituto si trova nel rione San Vincenzo, nel mezzo di palazzoni popolari costruiti dalla legge 167, una scuola di periferia che, dopo la chiusura nel 2011 della scuola media, è diventato l’ultimo presidio dello Stato nel quartiere insieme all’istituto superiore della zona.

La Scuola, che serve una porzione della città che conta quasi 7.000 abitanti, è immersa all’interno delle palazzine popolari e da qualche anno vive con difficoltà la concorrenza degli altri istituti santantimesi. Dopo la chiusura della scuola media i cittadini hanno dovuto chiedere con forza all’amministrazione che il Pestalozzi diventasse un istituto comprensivo, per evitare che i bambini che abitano in quelle zone debbano attraversare tutta la città per poter arrivare a scuola. Con la creazione dell’istituto comprensivo, e il conseguente accorpamento delle classi medie, è stato quindi fermato il pericolo di svuotamento dell’istituto, pericolo però sempre presente per una pessima “politica scolastica adoperata sul territorio“.

A lamentare questa politica è la maestra Consiglia che denuncia il comportamento degli altri istituti sul territorio. “A pochi passi da qui sono state aperte alcune sezioni, sia della scuola media che della scuola elementare, di istituti più ‘quotati’, come la Nicola Romeo e la Giovanni XXIII. Questa situazione porta alcuni genitori – spiega la maestra – ad iscrivere i propri figli in questi istituti e non nella scuola del quartiere“. La maestra, poi, rivendica con orgoglio l’opera che l’istituto fa per “togliere i ragazzini dalla strada“. “Facciamo tantissimi progetti, sia in orario curriculare che extra curriculare – spiega la maestra – occupando per 11 mesi l’anno la vita dei bambini“. La scuola, infatti, ha ore dedicate “alla Salute, all’ambiente e alla legalità” ma anche progetti extra curriculari di Ceramica, Informatica, Teatro, Lettura, Scrittura creativa, potenziamento di inglese.

Il nostro unico scopo è dare a questi bambini le stesse opportunità che hanno i loro coetanei che studiano in altri istituti” chiude, infine, la maestra.

La scuola è diventata per i genitori di questo quartiere un vero punto di riferimento, un presidio dello Stato dove lo Stato, spesso, si dimostra assente e inefficace. La speranza delle maestre e dei dirigenti di questo istituto, infine, è quello che i genitori continuino a condividere e sponsorizzare i progetti e le attività dell’istituto per far sì che i bambini non vengano privati di un ottimo istituto dall’alto valore sociale e simbolico.

Francesco Di Matteo