Sembra ormai certa l’introduzione dell’educazione ambientale in tutte le scuole, dalle materne alle superiori, a partire dal prossimo anno scolastico: una notizia eccellente che, tuttavia, non manca di palesare qualche perplessità di troppo.

Raccogliendo le informazioni che trapelano da vari quotidiani e portali specializzati nel settore, si deduce che il progetto di introdurre l’educazione ambientale nasca da una precisa volontà dell’attuale ministro Galletti, con la preziosa collaborazione del sottosegretario Barbara Degani, di concerto naturalmente con il Ministero dell’Istruzione.

L’idea di portare l’educazione ambientale a scuola, già proposta vanamente nel 2008 e quindi nel 2013, viene stavolta concretizzata in un ricco dossier incardinato attorno a dieci tematiche fondamentali: fra queste, la raccolta differenziata, la biodiversità, la tutela del territorio, il risparmio idrico e l’inquinamento. Stando alle indiscrezioni – neppure troppo gelosamente custodite – le linee-guida generali saranno presentate alla fine di gennaio, con ogni probabilità per incunearsi nella più ampia struttura di riforma scolastica preannunciata col nome di “La Buona Scuola”.

E indubbiamente, una “buona scuola” che si rispetti non può prescindere da un’educazione ambientale da affiancare, magari, ad un corposo rilancio dell’educazione civica, in un respiro didattico volto a rendere le nuove generazioni quelle dei “nativi ambientali”, così come auspicato dal sottosegretario Degani.

“Io credo che comminare sanzioni, contemplare reati in ambito ambientale, sia doveroso ma non sia sufficiente: è necessario intervenire con una politica di grande respiro, a lungo termine, altrimenti il patrimonio che abbiamo a disposizione oggi non ci sarà più domani” – queste le dichiarazioni che sanno, appunto, di preludio al prossimo annuncio.

Tuttavia, accanto alla giustificata soddisfazione, emergono alcuni dubbi di fondo che, in ogni caso, potranno essere dissipati solo al momento della definizione concreta del progetto: pare infatti che l’educazione ambientale non diverrà fin da subito una materia a sé stante, ma sarà accorpata in materie affini prima di allocarsi gradualmente all’interno dei programmi scolastici in maniera definitiva.

Una decisione che, pur comprendendo le necessità tecniche di implementazione di una materia del tutto nuova, quale sarebbe appunto l’educazione ambientale, appare quantomai prudente, in un contesto che vede l’intera Italia vittima di dissesti idrogeologici e calamità continue; un tentennamento giustificabile forse con motivi di copertura economica (?), su cui comunque arriva il monito di Ermete Realacci, parlamentare ambientalista e presidente onorario di Legambiente:

“L’educazione ambientale è una scelta molto positiva, ma non deve rappresentare una mera aggiunta di una materia: divenga piuttosto l’introduzione di forme nuove di apprendimento per educare alla convivenza civile e al futuro”.

Staremo a vedere. Appare, purtroppo, quantomeno ossimorico l’atteggiamento del Governo in materia: come se l’introduzione nelle scuole dell’educazione ambientale possa cancellare la memoria (o la coscienza) dal sostanziale via libera alle trivellazioni selvagge contenute nel decreto “Sblocca Italia”. Ma se lo sostiene Renzi, c’è da credere che sia parola di boy scout…

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli