La Corte Costituzionale, nell’odierna Camera di consiglio, ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum, relativa all’articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito in legge, con modifiazioni, dal’articolo 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive. La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge.

Cos’è successo

La Lega Nord, nei mesi scorsi, ha presentato la richiesta di referendum sulla Riforma Fornero dopo aver raccolto più del mezzo milione di firme necessarie, secondo i dati forniti dal carroccio sarebbero state circa tre milioni. L’idea di Salvini era quella di smantellare una delle riforme più odiate del Governo Monti, che ha rivoluzionato il sistema previdenziale italiano, allungando i tempi di permanenza sul lavoro e allontanando, così, la pensione da milioni di italiani che avevano maturato, nel frattempo, i diritti secondo le vecchie norme. La legge provocò un danno pesante causando migliaia di esodati, tema su cui i governi successivi (Letta e Renzi, ndr) hanno cercato di risolvere.

La Consulta, quindi, era chiamata a decidere sulla legittimità del referendum giudicando sulla base del fatto se si trattasse o meno di una legge di bilancio. Se fosse stato ammesso il Parlamento avrebbe dovuto rapidamente approvare un’altra legge previdenziale, perché, in caso di risultato positivo del referendum, ci sarebbe stato un vuoto legislativo e riparare un buco di 80 miliardi di euro.

La rabbia della Lega

Saputo del blocco del referendum Gian Marco Centinaio, intervistato da Affaritaliani.it, ha commentato così: “Con questa decisione hanno tolto il diritto agli italiani di decidere del proprio futuro. Questo diritto era già stato sottratto agli italiani con la Legge Fornero, più di 500mila persone hanno firmato per tenere il referendum abrogativo e ancora una volta lo stato italiano e soprattutto la burocrazia hanno deciso che i cittadini non contanto niente. Questa è una scelta da regime autoritario e dittatoriale. E’ una scelta politica, mentre Renzi toglie il diritto di voto per il Senato e per le province la Consulta nega il voto anche per i referendum. In Italia c’è sempre meno democrazia”.

La reazione di Salvini su Facebook

Redazione