E’ durato 24 ore l’assedio dei ribelli sciiti houthi che sono riusciti a prendere il controllo del palazzo presidenziale di San’a, la capitale dello Yemen. La notizia è stata diffusa via Twitter da Al Arabiya, che ha confermato l’esito positivo di quello che può essere definito un vero colpo di Stato. 

I ribelli sciiti houthi hanno, ormai, il controllo della capitale e dopo aver assediato la residenza del capo dello Stato, Abd-Rabdu Mansour Hadi, hanno chiesto a quest’ultimo di accettare le riforme istituzionali da loro proposte, annunciando, però, di non considerarlo “agli arresti”. Al premier Khaled Bahah è stato permesso invece, per mezzo di una negoziazione, stando a quanto riferito da un portavoce del governo, di lasciare la propria residenza.

In mattinata, proprio il presidente Hadi ha lanciato un appello a tutte le forze politiche del Paese, compresi i ribelli houthi, per tentare di cercare un accordo, mediante il dialogo, sulla crisi che attanaglia lo Yemen. “Oggi si può discutere e risolvere, ma domani o dopodomani potrebbe non essere più possibile farlo”, ha dichiarato il capo dello Stato. Non è mancata la risposta di Abdel-Malek al-Houthi, leader dei ribelli, il quale è intervenuto sulla tv al-Maseera accusando il presidente di aver protetto i corrotti e di “aver armato Al Qaeda, rifiutandosi di utilizzare l’esercito contro i terroristi”. Houthi, che ha richiesto l’attuazione del piano di pace dell’ONU, ha concluso il suo discorso promettendo di garantire l’interesse degli yemeniti, dando l’impressione di sembrare già il nuovo capo dello Stato.

Gli scontri tra ribelli e forze governative, secondo alcune fonti, sarebbero ancora in atto. Secondo Al Jazira, probabilmente due guardie presidenziale sono state uccise e il numero dei morti sembra essere salito a undici. Un comunicato dell’agenzia di stampa yemenita, Mareeb, ha annunciato ufficialmente che il ministro della Difesa, Mahmud Subaihi, è riuscito a scampare a un tentato omicidio da parte degli sciiti houthi, i quali avrebbero sparato in direzione del ministro, protetto dai suoi uomini della sicurezza.

Sempre in mattinata, la Cnn ha annunciato che anche un veicolo dell’ambasciata americana è stato soggetto ad un attacco, anche se ancora non risulta essere chiara di chi fosse la responsabilità degli spari. Inoltre, due navi da guerra statunitensi si trovano in questo momento nel Mar Rosso per permettere all’ambasciata USA, nel caso in cui arrivasse un ordine dal Pentagono, di evacuare.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, intanto, si è riunito a New York per discutere della situazione che coinvolge lo Yemen, confermando il sostegno al presidente Hadi. Jamal Benomar, inviato speciale Onu nel Paese, mediante un collegamento video, ha comunicato al Consiglio che i ribelli houthi avrebbero convinto le unità militari a non combattere contro, bensì al loro fianco.

Lo Yemen, oggi, è uno dei paesi più poveri e instabili della penisola arabica. Se si pensa che uno degli attentatori di Charlie Hebdo sia stato addestrato proprio lì e che un membro yemenita di al Qaeda abbia rivendicato l’attentato del 7 gennaio scorso, si può constatare che la compresenza di diversi gruppi fondamentalisti “non affidabili” è poco rassicurante ai fini della  sicurezza internazionale.

Chi sono i ribelli schiiti houthi? E come nasce lo scontro con al-Qaeda?

Sono detti anche “Ansar Allah”, ossia “partigiani di Dio” e rappresentano la minoranza sciita del Paese (il 40% dello Yemen). Si diffusero nei primi anni 90′ nella regione nord-occidentale del Paese e appartengono agli Zaydi, nome che deriva da Zayd bin Ali, pronipote di Maometto e considerato il quinto Imam. Gli houthi, che possiedono la tv satellitare di al- Manaar, hanno un notevole potere mediatico e diffondono i propri messaggi anche attraverso l’uso dei più importanti social network.
Il nome Ansar Allah nel 2004 viene sostituito da “houthi”, dal nome del loro leader Hussein al-Houthi, ucciso nello stesso anno. Da allora inizia lo scontro degli houthi contro il governo centrale.
Nel 2012, in seguito alla “primavera araba”, fu deposto il presidente Saleh, sostituito dal suo vice Hadi. Tale passaggio di potere fu voluto principalmente dai Paesi del Golfo e ovviamente dall’Occidente. In questa fase i ribelli houthi hanno iniziato ad ottenere sempre più potere militare, dando inizio anche all’attrito con i principali gruppi sunniti del Paese, tra cui al-Qaeda.
Il 21 settembre 2014 viene firmato l’Accordo di Pace e di Partenariato Nazionale con il presidente Hadi, sotto la supervisione dell’Onu. Ma, proprio nei giorni scorsi, le divergenze tra le due parti sono sorte nuovamente e oggi sono concluse con la presa del palazzo presidenziale da parte degli houthi.

Andrea Palumbo

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Andrea Palumbo nasce in un piccolo paese dell'Alto Casertano. Laurea triennale in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II di Napoli. Attualmente studia Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. A parte lo scrivere, ama la fotografia e il cibo in compagnia.