Il calcio – detto Soccer – da qualche anno è finalmente entrato nelle case degli americani, e chissà se un giorno si decideranno finalmente a chiamarlo football. Intanto, pian piano, stanno cercando di eccellere anche nel più europeo degli sport. E il meglio deve ancora venire.

I PRIMI ANNI – La Major League Soccer nacque quasi per caso. Sì, avete letto bene: per caso. Era il 1988, quando la FIFA decise di assegnare l’organizzazione dei mondiali di calcio del 1994 agli Stati Uniti. Ma, requisito fondamentale per l’assegnazione dei mondiali, era quella di avere un campionato di calcio professionistico. Erano gli anni in cui, negli States, alla parola “football”, tutti associavano la palla ovale, non quella sferica, e il soccer veniva considerato “quello sport strano in cui si gioca solo con piedi, che piace tanto alle ragazze. Ancora oggi, infatti, la Nazionale USA femminile dà molte più soddisfazioni di quella maschile, avendo vinto la bellezza di 2 mondiali e 4 Olimpiadi. Fatto sta che in America un campionato serio non esisteva: la North American Soccer League era fallita nell’84, e da allora nessuna delle leghe nate successivamente era riuscita ad ottenere il riconoscimento da parte della FIFA.

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IL VECCHIO LOGO DELLA MLS

Fu così che nel 1993, un anno prima di USA ’94, venne inaugurata la MLS, ma il primo campionato si gioco solamente nel 1996. E fu tutt’altro che un successo. Il livello tecnico-tattico delle squadre era imbarazzante, gli stadi di football americano inadeguati per le partite di calcio, e il regolamento era una vera e propria americanata. Le partite rispettavano il tempo effettivo, come nella pallacanestro e nell’hockey: ad ogni interruzione del gioco, il cronometro si ferma. In caso di pareggio, si procedeva agli shootout, ossia particolari calci di rigore, fino al 1999, anno in cui queste regole singolari vennero finalmente abolite (Video: si battevano così). Da allora le cose iniziarono a cambiare: nel 1999 venne costruito il Columbus Crew Stadium, il primo stadio da calcio vero e proprio, e i buoni risultati conseguiti dalla Nazionale ai mondiali di Corea – Giappone del 2002 (quarti di finale, battuti dai vice-campioni della Germania) aumentarono l’interesse degli americani nei confronti del calcio.

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David Beckham e Thierry Henry, due pionieri della MLS

LA SVOLTA – Ma la svolta vera e propria avvenne qualche anno dopo, precisamente nel 2007, quando David Beckham decise di lasciare il Real Madrid per trasferirsi ai Los Angeles Galaxy. Il trasferimento dello Spice Boy negli States ebbe un impatto devastante: furono rivoluzionate le regole del salary cap (il tetto salariale) per permettere ai Galaxy di offrire al giocatore un contratto da 5.5 milioni di dollari, furono vendute 250.000 maglie di Beckham in pochissime ore e finalmente gli occhi di tutto il mondo erano puntati sulla MLS. L’acquisto di Beckham ha aperto all’arrivo di tanti campioni che, seppur non proprio nel pieno della loro carriera, sono riusciti a fare la differenza. È questo il caso di Titì Henry, che in cinque anni con i New York Red Bulls (dal 2010 al 2014, esclusa la piccola parentesi all’Arsenal nel 2012) ha siglato 52 reti in 135 partite, o di Robbie Keane, autore di 69 reti in 115 presenza con i LA Galaxy. Sono tanti anche gli italiani che hanno giocato in MLS. Nel 2012 i canadesi del Montreal Impact acquistarono ben tre italiani: Alessandro Nesta, Bernardo Corradi e Marco Di Vaio. Proprio Di Vaio, con 40 reti in 88 presenze, è diventato il terzo miglior marcatore nella storia degli Impatcs, diventando così idolo indiscusso dei tifosi canadesi, che lo hanno salutato con questa standing ovation durante la sua ultima partita in carriera, condita da un gol.

 

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Lampard e Villa guideranno la neonata NY City FC alla conquista del titolo

LA MLS OGGI E DOMANI – Anche oggi la MLS può vantare alcuni giocatori di un certo livello, come ad esempio l’ex Inter Obafemi Martins, dal 2012 ai Seattle Sounders, o l’australiano Tim Cahill, capitano dei NY Red Bulls. Ma non finisce qui. Una seconda, grande rivoluzione sta per arrivare in MLS, e ciò vuol dire che arriveranno tanti altri campioni. Dal 2015, in occasione del ventesimo anniversario della lega, lo storico logo della scarpetta che calcia un pallone sarà sostituita da un nuovo stemma e la MLS passerà da 19 a 20 squadre, con l’uscita dei Chivas USA e l’ingresso del New York City FC e dell’Orlando City. A partire da quest’estate, New York potrà contare su due leggende come David Villa e Frankie Lampard, mentre ad Orando arriverà l’ex Milan Ricardo Kakà. Come se non bastasse, i Galaxy hanno firmato per il capitano del Liverpool Steven Gerrard, che lascia il suo Liverpool dopo 28 anni, tra giovanili e prima squadra. Intanto Toronto si è aggiudicata qualche giorno fa Sebastian Giovinco, offrendogli un contratto faraonico da 6 milioni di euro + 2.5 di bonus, un bel salto rispetto ai 2.2 milioni che percepiva alla Juventus. Inoltre, gli Stati Uniti possono vantare un movimento calcistico a livello giovanile che produce giovani molto interessanti: DeAndre Yedlin, esterno classe ’93 trasferitosi al Tottenham dopo le eccellenti prestazioni al mondiale brasiliano; Aaron Johansson, attaccante dell’Az Alkmaar, con cui ha realizzato 20 gol in 37 presenze in appena un anno e mezzo; Julian Green, attaccante classe ’95 del Bayern Monaco in prestito all’Amburgo.

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I circa 109.000 spettatori di Real Madrid – Manchester United, 2 agosto 2014, Michigan Stadium

Insomma, per il calcio americano si prospettano anni molto interessanti. La MLS ormai ha un certo appeal negli Stati Uniti: basti pensare che per l’amichevole estiva tra Manchester United e Real Madrid, giocatasi al Michigan Stadium, erano presenti sugli spalti 109.000 tifosi. Un record assoluto per gli Stati Uniti, qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa. Ora il campionato americano punta a conquistare il pubblico d’oltreoceano, grazie ai suoi stadi perfetti, ai grandi campioni che si affiancano agli astri nascenti del calcio Made in USA, pronti a sfondare anche in Europa, dove, nonostante tutto, c’è il calcio che conta. Per ora…

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Marco Puca