La partita nel Pd

Mercoledì 21 gennaio il parlamento ha approvato l’emendamento Esposito, o “super canguro” come è stato ribattezzato nei giorni scorsi, dando di fatto il via libera alla nuova riforma elettorale voluta da Matteo Renzi. La maggioranza è stata netta, infatti i voti espressi sono stati 175 sì, 110 no e 2 astenuti. Ciò che non è chiaro è l’identità della maggioranza che ha permesso l’approvazione dell’ emendamento, possibile non più grazie ai soli voti del PD, ma anche e soprattutto all’appoggio di Forza Italia. Molti si chiederanno cosa c’è di nuovo, dato che sono mesi che il Patto del Nazareno influenza le dinamiche politiche italiane, ma una novità in effetti c’è: questa volta senza i voti del partito di Berlusconi, l’Italicum di Renzi sarebbe naufragato.

Con una nota al termine della giornata, il Movimento Cinque Stelle ha commentato così l’accaduto: “Il Paese sappia che oggi nasce una nuova maggioranza, con Fi che diventa indispensabile alla sopravvivenza del governo. Il Patto del Nazareno è ormai un partito politico, Silvio Berlusconi ne è il leader, di fatto riabilitato nonostante la condanna, e oggi governa nuovamente il Paese”.

Nonostante il vicesegretario dem Lorenzo Guerini abbia rassicurato che non ci sarà alcun cambio di maggioranza al governo, l’evidenza e i commentatori politici sembrano paventare proprio questa ipotesi.
I dissidenti del Pd. che hanno reso necessario il nuovo aiuto a Renzi dei deputati di Forza Italia. sono gli appartenenti alle minoranze che fanno riferimento a Civati e Bersani e proprio l’ex segretario, a quanto pare sdegnato dall’esito della votazione, ha riunito 140 fra deputati e senatori nei momenti immediatamente successivi alla votazione, mandando un segnale forte al premier Renzi.

I problemi di Forza Italia

Tra le file di Forza Italia un ruolo analogo alla minoranza interna PD sembra essere ricoperto dai deputati “frondisti” capeggiati da Raffaele Fitto. Il deputato pugliese si è espresso duramente sulla votazione, denunciando come Berlusconi stia “sacrificando il partito sull’altare del Patto del Nazareno”, ma se permangono dubbi sull’effettiva portata della ribellione democratica (una scissione, ndr), sono ben pochi quelli riguardo l’opposizione di Fitto, della quale si può affermare con ogni certezza che non avrà alcun peso effettivo, al di là forse di ulteriori ripercussioni sull’immagine del partito, immagine di cui, però, da tempo Berlusconi sembra non preoccuparsi più.

La questione Quirinale

Intanto Fassina ha tuonato “vi ricordate i 101 franchi tiratori che affossarono Prodi nel 2013? “Non è un segreto che Renzi ne sia stato il capo”. Nel fronte della minoranza dem  queste dichiarazioni sono una bomba mediatica che si distaccano molto dalle opposizioni bersaniana e civatiana, che sono decisamente più pacate. E lo testimoniano le stesse parole dell’ex segretario che non perde mai occasione per ricordare che Italicum ed Elezioni Presidenziali sono campi di battaglia ben distinti, come a dire “ci opponiamo qui proprio per non farlo al Colle”. L’unica nota stridente coi toni politici e pacati della minoranza democratica è giunta da quel Fassina del “Fassina chi?” che, secondo indiscrezioni e cronisti politici, non ha mai perdonato quelle parole del premier.

Fassina ha provato a dare un duro colpo all’immagine di Renzi che per il momento non ha rilasciato dichiarazioni in merito, forse anche per non creare un caso in un momento così delicato per il suo partito. 

Valerio Santori