Il nome di Alexis Tsipras, in questi giorni alla ribalta in qualità di grande favorito alla prossima tornata elettorale in Grecia, non è sconosciuto agli italiani.

Chi segue la politica ricorderà che, in occasione delle elezioni europee del 2014, fu costituita una lista elettorale italiana a sostegno del leader di SYRIZA – acronimo che indica la Coalizione della Sinistra Radicale greca – candidatosi a Presidente della Commissione.

Archiviata l’esperienza europea, domenica 25 gennaio 2015 sarà il prossimo banco di prova per questa ambiziosa fazione, che promette, una volta vinte le elezioni con la maggioranza assoluta, di sostenere e difendere gli interessi dei greci di fronte alle pressioni dell’Europa.

A detta di Tsipras e i suoi, la colpa più grave del governo attuale e di quello di George Papandreou è stata quella di avere supinamente accettato i diktat della Troika (Bce, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale) la quale, con la complicità di Berlino, ha imposto alla Grecia una politica economica di dura austerità, che il leader di Syriza ha paragonato, usato un’immagine molto forte, ad una sorta di “waterboarding fiscale”.

Il periodo immediatamente precedente le elezioni, si sa, è ricco di frasi a effetto ed espressioni iperboliche. Purtuttavia, i proclami di Tsipras partono da un assunto elementare: il debito greco non è ripagabile, e quindi va rinegoziato, con buona pace del piano economico previsto dai Memorandum firmati dallo stato ellenico.

A questo proposito, è bene ricordare che il memorandum d’intesa è un accordo internazionale con cui, nella fattispecie, le politiche economiche di paesi come Spagna, Portogallo, Irlanda, Cipro e, per l’appunto, Grecia, sono state poste sotto un controllo rigoroso, quasi un commissariamento, in virtù del quale i loro governi sono stati costretti ad attuare misure di austerità.

A farne le spese, come sempre accade in questi casi, è stata la gente comune, i cui salari, stipendi e pensioni sono stati drasticamente ridimensionati. Per non parlare dell’occupazione, scesa ai minimi storici.

Dati alla mano, infatti, negli ultimi anni i salari e le pensioni si sono ridotti di oltre un terzo, mentre due giovani tre sono senza lavoro. Il debito dello Stato è salito alle stelle (175 % nel 2014), le piccole imprese hanno chiuso i battenti e migliaia di persone, dall’inizio della crisi, hanno preferito togliersi la vita anziché continuare ad arrabattarsi in una società senza prospettive.

Questo lo scenario in cui Tsipras e i suoi avversari si daranno battaglia il 25 gennaio prossimo.

L’Italia, come ogni altra nazione in difficoltà, è spettatrice interessata. Il risultato delle urne svelerà non solo il nome del futuro leader greco, ma anche i prossimi appuntamenti dell’Europa, la quale, in caso di vittoria di Syriza, avrà un nuovo, deciso, interlocutore con cui confrontarsi.

Ad ogni buon conto, è bene ricordare che che tutto ciò che rappresenta la Coalizione della Sinistra Radicale non ha niente in comune con la sinistra più estrema, rappresentata in Grecia dal Partito Comunista (Kke), espressione di una dura e intransigente linea marxista, che rifiuta aprioristicamente ogni collaborazione con Syriza, ritenuta non dissimile dagli altri partiti borghesi.

Ben pochi punti condivisi, inoltre, è possibile ravvisare con l’italiano Movimento 5 Stelle, dal momento che Tsipras e i suoi si sono sempre dichiarati europeisti, convinti dell’opportunità di rimanere all’interno della zona Euro.

In fin dei conti, non si può negare che il credo di Alexis Tsipras non abbia ottenuto un certo consenso dai greci, prova ne è che il suo partito rimane l’unico plausibile vincitore di queste elezioni, ed, anzi, il dilemma riguarda piuttosto il conseguimento, o meno, della maggioranza assoluta in Parlamento, decisiva per dare a Syriza un potere di negoziazione forte al cospetto della Troika.

Se Tsipras mostrerà di avere i numeri per governare la Grecia con una solida maggioranza, si aprirà per l’Europa un periodo decisivo per il suo futuro, che quasi certamente coinvolgerà anche gli altri paesi difficoltà.

Di certo, l’obiettivo dei radicali greci è chiaro: ridiscutere gli accordi presi con l’Europa, rinegoziando il proprio debito nel rispetto degli obblighi che derivano dalla partecipazione della Grecia alle istituzioni europee. Senza dimenticare che l’austerità è un principio che non fa parte dei trattati di fondazione dell’UE”.

 Carlo Rombolà