Dopo l’Iraq e la Siria, lo spietato Stato Islamico cerca di conquistare la Libia. Il gruppo starebbe già da tempo nel paese, insediatosi grazie alla debolezza della politica centrale. I jihadisti, infatti, proprio li, avrebbero campi d’addestramento e starebbero, secondo le dichiarazioni del Presidente dell’assemblea costituente della Libia Ali Tarhouni, controllando i porti e le navi che salpano. Una minaccia per tutta l’Europa ma sopratutto per l’Italia. Da li, infatti, partirebbero i barconi carichi di clandestini che raggiungono le nostre coste, in particolare approdano nella città di Lampedusa.

“Ci sono rischi di infiltrazione, anche notevoli, di terroristi dall’immigrazione”, aveva detto il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni al vertice internazionale contro il terrorismo a Londra. Per poi rassicurare tutti, avvertendo che il governo italiano sta già mettendo in atto una misura per la quale chiunque arrivi clandestinamente e fornisca delle informazioni importanti contro la minaccia terroristica, avrà più possibilità di ricevere il permesso di soggiorno. Misura preventiva che fa parte del pacchetto anti-terrorismo che verrà votato dal consiglio dei ministri a fine gennaio. Tale minaccia, però, non sembra una novità. Tant’è che nel marzo 2014 la procura di Palermo apri un fascicolo sulle possibili infiltrazioni dell’Isis tra i profughi. In quel periodo, nei barconi furono ritrovate bandiere nere dello Stato Islamico e alcuni cellulari contenenti immagini propagandistiche. 

Il pericolo c’è. L’Isis si sta imponendo in Libia. “I guerriglieri dell’Isis si sono insediati nella regione di Bengasi”, avverte Ali Tarhouni. Per poi continuare ad elencare le città che ormai sono sotto il dominio dell’organizzazione terroristica. Dal 2011, infatti, con la caduta dell’impero Gheddafi, il paese è divenuto terra di nessuno. Ad esempio, nello stesso anno, la città di Derna si è ritrovata in mano ai gruppi radicali di Ansar al-Charia, organizzazione classificata come terroristica dall’Onu. La stessa che ha trasformato la città in “emirato islamico”. “L’Europa, sottovaluta i rischi della situazione libica. I pericoli crescono drammaticamente. Il Paese è polverizzato, con le città, persino i villaggi che non rispondono più a nessuno. L’assemblea costituente è forse l’ultima possibilità per salvare la Libia”, dice Tarhouni.

Giuseppe Ianniello