A otto anni è troppo presto per molte cose.

Ma in Yemen non è troppo presto per molte cose che alla maggior parte di noi, nella vita, non accadranno mai. Non che ci sia un’età in cui si è abbastanza maturi da prendere serena consapevolezza della crudeltà umana e pagarne le conseguenze, ma otto anni sono troppo pochi per questo.
In Yemen gli anni valgono di più, probabilmente. Esistono infanzie che non esistono, rubate e private della loro dignità, della loro purezza. Ritrovate senza vita in una stanza d’albergo.

Secondo l’Unicef, il 14 per cento delle piccole yemenite si sposa prima del compimento dei 15 anni, il 52 per cento di loro prima dei 18 anni. In Yemen non è mai passata una legge che vieti i matrimoni infantili, quelli con bambine al di sotto dei 17 anni. Le conseguenze della mancanza di tale legge sono devastanti. Le spose bambine sono condannate a malattie croniche terribili, dovute a troppi e troppo precoci parti.

Rawan è stata venduta dal suo patrigno per 100mila rial (poco più di duemila euro). È deceduta dopo la prima notte di nozze. Nada Al-Ahdal, undicenne yemenita, ha deciso di sottrarsi alla stessa sorte, scappando di casa, e denunciando la sua famiglia. Altre bambine si sono gettate in mare, scambiando una tragedia con un’altra.

Come si può avere, a undici anni, tanto coraggio?
Come si può avere, a undici anni, tanta tristezza nel cuore da preferire il morire tra le onde al domani?
Come si può non avere, a undici anni, la gioia di vivere?

 

Sundra Sorrentino