Si apre l’anno giudiziario ed è subito scontro tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e la magistratura italiana, riportando il nostro paese a quell’ostilità tra potere giudiziario e potere esecutivo al quale un’altra leadership ci aveva già abituato. Tra le affermazioni che hanno maggiormente destato l’ira del Segretario PD c’è quella del Procuratore Generale di Torino Marcello Maddalena, secondo il quale: «Il Presidente del Consiglio non ha trovato niente di meglio che ispirarsi al personaggio di Napoleone della Fattoria degli animali di orwelliana memoria, che aveva scoperto il grande rimedio per tutti i problemi della vita: far lavorare gli altri fino a farli crepare dalla fatica, come il cavallo Gondrano».

La critica di Maddalena non è si è fermata alla battuta, questi ha infatti rilasciato un’intervista al quotidiano torinese La Stampa in cui ha messo in evidenza la fragilità dell’azione del governo in materia di giustizia, proponendo una visione diversa da quella del governo in tema di giustizia. Il Procuratore Generale ha infatti ribadito, come da più parti si è già detto, che il problema del funzionamento della giustizia non sta tanto nella presenza di magistrati scansafatiche, quanto nell’agire delle prescrizioni che nella gran parte dei casi impedirebbe di formulare un giudizio, vanificando gli sforzi degli operatori giudiziari: «L’amministrazione della giustizia non può permettersi di lavorare a vuoto, a maggior ragione quando la prescrizione interviene durante l’appello: significa che nelle fasi precedenti giudici, pubblici ministeri, GIP, GUP e tutto il personale amministrativo hanno lavorato per niente, svolgendo inconsapevolmente il ruolo di Penelope, con la differenza che Penelope lo faceva apposta». Per Maddalena non bisognerebbe tanto sovraccaricare i magistrati di lavoro, quanto intervenire sulla prescrizione attivandola a partire dall’iscrizione nel registro degli indagati ed interrompendola dopo la sentenza di condanna di primo grado.

Dura la replica di Matteo Renzi, che ha deciso di sfogarsi su Facebook, accusando i magistrati che lo hanno attaccato di sfruttare le iniziative istituzionali per polemizzare contro il governo. «E mi dispiace molto perché penso che la grande maggioranza dei giudici italiani siano persone per bene, che dedicano la vita a un grande ideale e lo fanno con passione. Ma trovo ridicolo – e lo dico, senza giri di parole – che se hai un mese e mezzo di ferie e ti viene chiesto di rinunciare a qualche giorno, la reazione sia: “Il premier ci vuol far CREPARE di lavoro”», e poi  «Basta allo strapotere delle correnti che oggi sono più forti in magistratura che non nei partiti». Ma il passaggio più critico del discorso del premier è un altro: «L’Italia che è la patria del diritto prima che la patria delle ferie, merita un sistema migliore. La memoria dei magistrati che sono morti uccisi dal terrorismo o dalla mafia ci impone di essere seri e rigorosi». Durissima la risposta dell’ANM: «Il problema non sono i magistrati, ma le promesse mancate, la timidezza in materia di prescrizione e corruzione, la proposta, alla vigilia di Natale, di depenalizzare l’evasione fiscale fino al 3%. Le critiche che vengono dai magistrati sono dettate dalla delusione: noi riponevamo e vorremmo riporre fiducia nella volontà di fare le buone riforme, ma chiediamo coerenza tra parole e fatti. Renzi vuole un sistema più veloce e più semplice? Blocchi la prescrizione almeno dopo la sentenza di primo grado, introduca sconti di pena ai corrotti che collaborano con la giustizia, estenda alla corruzione gli strumenti della lotta alla mafia: i casi di corruzione clamorosi più recenti e più noti non sono indiscrezioni. Il Governo trovi le risorse per coprire le oltre 8.000 scoperture nell’organico del personale amministrativo. Accanto alla messa alla prova, alla non punibilità per tenuità del fatto, al processo civile telematico, sono troppe le riforme timide o assenti. Quanto alle correnti, riaffermiamo il valore delle diverse sensibilità che costituiscono una risorsa dell’associazionismo, da sempre respingiamo ogni degenerazione ispirata a logiche di potere»chiudendo drasticamente «Non si può non trovare di cattivo gusto il richiamo ai magistrati uccisi. Noi stessi siamo molto cauti nel richiamarci al ricordo dei colleghi caduti per il loro servizio: lo facciamo solo per onorare la loro memoria e il loro sacrificio, non per accreditare la nostra serietà».

Ed ecco che lo scontro tra potere esecutivo e potere giudiziario viene rivitalizzato da Matteo Renzi, anch’egli pronto a rievocare lo spettro della “magistratura politicizzata” di berlusconiana memoria.

Antonio Sciuto