Il 26 Gennaio presso la sede del Consiglio comunale di Napoli si è svolta la presentazione dell’ultimo libro di Aurelia Del Vecchio, che ci ha trasportato in “Un luogo preciso esistito per davvero”, l’industria Italsider di Bagnoli. L’evento, presentato da Giulia Buffardi, ha stimato la partecipazione del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris insieme agli storici Francesco Soverina e Giuseppe Aragno, oltre alla presenza dell’autrice stessa, e della “voce narrante” di alcuni brani di questa “testimonianza”, Silvana Iovine.

Questo libro si propone l’intento di non essere il ricordo storico della fabbrica bensì delle esperienze di vita che hanno reso tale struttura quale  luogo d’insegnamento; “una madre” capace di concretizzare nel proprio grembo i valori della solidarietà e della speranza, dell’amicizia nonché della delusione. L’ottica prospettica è una “memoria vissuta al femminile” in cui si pone riguardo non solo alla difficoltà di essere lavoratrici donne, ma di dover conciliare questo ruolo nella figura di “compagna e militante”.

Il libro è formato in due parti: “diverse per contenuti, contesti cronologici quanto politici; diverse anche per stile ma complementari. Una parte senza l’altra parrebbe una mano monca.” La prima, trascritta come un racconto epistolare diretto all’alter ego della scrittrice, tesse le ragnatele in cui s’inceppano le promesse della seconda metà del libro, animata dalla rabbia che smuove il senso di lotta operaia contro la manipolazione capitalistica, la mistificazione regolamentata dalle istituzioni. Un testo che attinge alla memoria della “vera verità” nell’orgoglio di combattere in un luogo e per un posto, che negli anni di proficuità celava il vanto di aggregare la comunità oltre le sorti miserevoli delle organizzazioni criminali.

Una lucida analisi politica e socio-economica che costituisce il tessuto di una riflessione oscillante sull’asse passato-presente. Inoltre, rileva l’interrogazione della transizione post-industriale che non ebbe mai dignitoso riscatto, una volta che la fabbrica fu dismessa. “Una vicenda paradigmatica: la storia di un capitolo che preannunciò il declino dell’industria italiana” precisa Soverina, catalizzando la speranza del cosiddetto terziario avanzato, sbarrato prima di nascere e restringendo il territorio di Napoli nella desertificazione industriale. Mentre Aragno promuove la commozione di fronte all’umanità con cui la penna di Aurelia Del Vecchio si traccia perché “i fatti senza le persone non fanno la storia”.

Sarebbe riduttivo non contestualizzare gli avvenimenti marcati anni ’80 nel decreto Sblocca Italia, vera chiave di lettura della chiusura di Bagnoli come luogo di emancipazione civile dalla camorra e dalla strumentalizzazione mediatica della cultura attivista. Un libro che riversa lo scenario di disillusione nel periodo contemporaneo, in cui Renzi espropria Bagnoli colpendo la democrazia.

Italsider di BagnoliDopo gli interventi degli storici, prende parola Luigi De Magistris: “Qui c’è la storia di Napoli: l’anticonformismo riverso ai partiti preponderanti attraverso l’amore per il diritto al lavoro, alla salute, alla cultura (tecnicamente tutelati, tra l’altro, da articoli della nostra Costituzione). Il conflitto sociale tra le ingiustizie e la legalità che vede Napoli protagonista politico. Il 3 Dicembre 2013 dopo studi approfonditi decisi di emettere un’ordinanza sulla vicenda di Bagnoli. Quest’ordinanza si traduce nel principio che chi ha inquinato deve risarcire, soldi quantificati per 150 – 200 milioni di euro, dando forse un briciolo di giustizia quantomeno ai familiari dei morti […] Questo governo pensa che l’economia si rimetta in moto con le guerre, tant’è vero che la fornitura di armi è l’unico Pil aumentato, e con la distruzione ambientale. Noi la pensiamo diversamente: pensiamo alla preservazione dei territori, con tutela della salute e del lavoro. Non sono i diritti il freno all’economia! Il Job’s Act ha fatto quello che neanche la Legge Fornero fece. Abbiamo ragioni per una militanza politica. Bagnoli è la storia d’Italia, su cui Renzi ha dovuto fare l’articolo 33 che sarà l’origine della sua sconfitta politica.”

A ventisei anni, andare in prima linea in magistratura non mi concesse la saggezza di rispondere alla domanda ‘A chi appartieni?’. Per contare devi appartenere a lobby, apparati, sindacati, partiti. Ma è l’appartenenza alla terra che produce una liberazione rivoluzionaria. L’orgoglio per storie di militanze fatte di umanità. La cosa più bella del libro è la carica di umanità che traspare dietro alle testimonianze. Storie di errori ma bellissime: chi sbaglia e poi diventa esemplare, è rivoluzionario. Ho espresso al Presidente del Consiglio che non lo vogliamo il commissario esterno, che quella legge è istituzionalmente violenta, espropria i poteri costituzionalmente previsti.”

Alessandra Mincone