Il Movimento 5 Stelle, almeno da punto di vista della compagine parlamentare, sembra ancora un movimento in via di definizione. Discussioni infinite, accese riunioni e direttive evidentemente non condivise fanno sì che si manifestino malcontenti e prese di posizione che portano, nei casi più gravi, a defezioni individuali o di gruppo. E di defezione di gruppo si tratta se nella giornata di ieri ben 10 parlamentari hanno dato l’addio al Movimento 5 Stelle per dar vita ad una diversa alternativa nell’esercizio della funzione parlamentare.

Il nuovo gruppo si chiama per l’appunto “Alternativa libera” e si definisce un “cantiere aperto”. Un gruppo, per stessa ammissione dei fondatori, inclusivo e orizzontale che riesca a portare avanti un vero progetto di cambiamento che prenda le distanze dalle direttive impartite da Grillo e Casaleggio che, dal canto loro, si dicono sollevati per l’addio dei 10 dissidenti passati al gruppo misto. Da troppo tempo regnavano tensioni, malcontenti e fughe di notizie che, sempre secondo le parole dei fondatori, rappresentavano una vera a propria spina nel fianco del Movimento. Visioni diverse e opposte che evidentemente non hanno trovato un punto di incontro.

L’attenzione di tutti ovviamente sembra vertere sull’elezione del presidente della Repubblica che, per i dissidenti appena usciti, deve avvenire senza inciuci e arroccamenti affinché possa essere eletta una figura che sia vicina ai cittadini e che rappresenti le istanze di cambiamento e trasparenza che il Paese chiede, cosa che, almeno per la seconda parte della dichiarazione, vuole anche il gruppo parlamentare rimasto fedele al Movimento.

I 10 dissidenti tengono a precisare che non sono stati contattati dal Pd per cambi di casacca e che al momento non c’è alcuna trattativa in corso. Parole che sembrano però non calmare gli animi di quanti non si sono riconosciuti nello spirito di ribellione di 10 parlamentari ex 5 Stelle. Difatti un gruppo di sei attivisti “duri e puri” hanno contestato rumorosamente Walter Rizzetto, uno dei 10 transfughi, a cui è stato impedito dalle forze dell’ordine, per motivi prudenziali, di partecipare alle consultazioni che si tenevano al Nazareno per la partita del Quirinale.

Più distensive, ma pur sempre caustiche le parole di Roberto Fico, in forza al Movimento 5 stelle e presidente della commissione di vigilanza della Rai che sul suo profilo Facebook fa gli auguri ai suoi colleghi che a «48 ore dal primo scrutinio per l’elezione del capo dello Stato, hanno deciso di lasciare il gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, senza pensare, neanche per un secondo, di dimettersi dalla carica di parlamentare. Noi continueremo ovviamente a lavorare come abbiamo sempre fatto nel solo interesse dei cittadini, rimanendo ben saldi ai principi e ai valori di un Movimento in cui, com’è nella sua natura, tutto scorre e fluisce. Una caratteristica che personalmente continuo ad apprezzare molto. Panta rei». Anche Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, usa parole dure parlando di campagna acquisti e di chi si vende per poco.

Nel frattempo, nonostante il clima teso, i Cinque stelle fanno i loro nomi per i candidati al Quirinale da sottoporre alla Rete. Sono quelli di Pierluigi Bersani, Raffaele Cantone, Lorenza Carlassare, Nino di Matteo, Ferdinando Imposimato, Elio Lannutti, Paolo Maddalena, Salvatore Settis, Gustavo Zagrebelsky. Con l’aggiunta di Romano Prodi. Le votazioni si svolgeranno nella giornata di giovedì sul blog del Movimento. Il candidato che otterrà più voti sarà votato dal gruppo parlamentare fin dal primo scrutinio.

Francesco Romeo