“Sticazzi” è una parola vigorosa, liberatoria, fulminea, non certo dolce ma pregna di significato. Sei-sette anni fa su Facebook circolava un meme che recitava «Il 70% dei problemi si risolve con uno “sticazzi”, il restante 30% con un “vaffanculo”».
Certamente le percentuali, non essendo suffragate da attendibilissimi e rigorosissimi studi condotti da università anglo-americane, sono suscettibili di errori. Sicuramente taluni considerano invertiti i rapporti tra il vaffanculo e lo sticazzi. Assolutamente lungi da me l’invito a fottersene dei problemi.
Siccome un partito movimento ha già tentato la soluzione del “vaffanculo” nel cercare di risolvere i problemi del nostro Paese, peraltro fallendo miseramente, non resta che analizzare le possibilità della carta “sticazzi”.

Etimologia dello “sticazzi”

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L’ispettore Derrick secondo Corrado Guzzanti

Prima di tutto è doveroso definire il concetto di “sticazzi”: è lecito supporre sia abbreviativo della locuzione romanesca “e sticazzi ‘ncio metti?” ed è dunque assimilabile al toscano “fottesega”; ne possiamo facilmente dedurre che indichi pertanto un argomento verso il quale non si nutra interesse alcuno. È altresì da escludere l’impiego come esclamazione di stupore. Qualora avessi compiuto qualche errore nel ricostruire l’etimologia l’ovvia risposta è uno sticazzi, che dunque risolve, seppur parzialmente, il problema.

Teoria generale dello “sticazzi”

Ho letto, la scorsa settimana, Redenzione immorale di Philip K. Dick, romanzo distopico ma non così lontano dalla realtà. E sticazzi, direte voi. No, invece, è pertinente al discorso. Sono passate tre settimane dall’attacco a Charlie Hebdo, simbolicamente alla libertà di espressione. Una decina di giorni dalla notizia della liberazione di Greta e Vanessa. Ora, avete idea di tutto il chiacchericcio che si è fatto intorno alle vicende? Provate a riflettere.
Leggendo quel libro, ho avuto la conferma che sia quella narrata sia questa attuale siano società di pettegole morbose, che non vedono l’ora di spalare merda sul prossimo, di ficcare il naso nelle vicende altrui, che vogliono solo accusare, mai capire, solo sporadicamente difendere. Questo lo dico, sia chiaro, a prescindere da chi accusa o difende a prescindere, per partito preso o per ideologia. Siamo pettegole, vogliamo il gossip, vogliamo sparlare, vogliamo deridere, vogliamo mettere alla gogna.

Prendiamo per esempio il famoso tweet di Maurizio Gasparri sulle due ragazze, del quale si è discusso anche in Senato. La sua morbosità l’ha spinto a chiedere, la libertà di espressione ha fatto sì che il tweet potesse essere inviato così come era stato concepito. È stato sollevato un polverone, con i provetti “Risanatori Morali” a levare le propria grida di vergogna, i dileggi verso il senatore di Forza Italia, la difesa della dignità delle due giovani che pure fino ad un’ora prima erano state insultate (toh, l’ipocrisia colpisce ancora, l’avreste mai detto?).
E sticazzi? Dico davvero. Sticazzi?

Perché Gasparri ha tutto il diritto, come già dicevo, di dire tutte le stronzate che vuole, come vuole, quando vuole. È la libertà di espressione, alla faccia del pugno di Bergoglio contro chi gli insulta la madre. Anche Flavia Vento twitta cose senza senso, boiate per l’appunto, ma nessuno la considera. Sticazzi di Flavia Vento. Bene, allora perché non applicare lo stesso principio dello sticazzi anche con Gasparri, con Francesco Sole, con tanti altri? La notorietà ai personaggi discutibili la diamo noi che invece di dire “sticazzi” quando loro sproloquiano reagiamo, ci interessiamo, perdiamo tempo a leggere e sentire, siamo morbosi, vogliamo sapere, vogliamo placare la nostra sete di futile pettegolezzo. Abbiamo la libertà di ignorare ma non la usiamo. E questa no, non è colpa del sistema, è colpa nostra.
Date a Maurizio Gasparri, a Francesco Sole, a Matteo Salvini, a Beppe Grillo, a Matteo Renzi, a Fabio Fazio, a Massimo Gramellini, a Silvio Berlusconi, a Fabio Volo, a Federico Moccia, a Gigi D’Alessio, a Barbara D’Urso, a Selvaggia Lucarelli… Date a questi personaggi la stessa attenzione che date a Flavia Vento. Vedrete se l’attenzione sulle stronzate non calerà drasticamente. Più li seguite, più ne sparano, meno li seguite, più spariranno. L’equazione è semplice, il rapporto è di proporzionalità diretta.
Abbiate il coraggio di dire “e sticazzi?” a chi non sopportate. Sarà fatta salva la sua libertà di esprimersi, e sarà salvo il vostro diritto di non farvi stracciare i genitali.

Sì, forse è proprio vero. Con uno “sticazzi” in più si risolvono molti problemi.

Simone Moricca
@simo92to
s.moricca@liberopensiero.eu