Si sono da poche ore concluse le Quirinarie del Movimento 5 Stelle, che hanno portato ad una rosa di 10 candidati alla Presidenza della Repubblica, i quali verranno votati liberamente dalla rete e daranno la possibilità a tutti gli iscritti del M5S di nominare la figura che i Parlamentari Cinque Stelle proporranno come successore di Napolitano.

Il 22 Gennaio il M5S chiese a Renzi una rosa di nomi da poter sottoporre alla votazione dei propri iscritti in rete; Renzi rifiutò. Si decise quindi di estendere all’intero Partito Democratico l’invito a proporre dei nomi. Dei 400 Parlamentari interpellati tramite mail, solo in 5 decisero di rispondere e, Civati compreso, fecero il nome di Romano Prodi.

Stamattina, alle ore 9:00, i Parlamentari del M5S si sono riuniti in Assemblea (in diretta streaming) per fare pubblicamente i propri nomi, in modo libero e trasparente. Questi nomi, con l’aggiunta di Romano Prodi che sarebbe entrato nella rosa “di diritto” in seguito all’impegno preso nei confronti di una minoranza del PD di sottoporre il nome da loro suggerito al vaglio degli iscritti del Movimento 5 Stelle, avrebbero poi formato la rosa di 10 candidati da sottoporre, nelle Quirinarie, al voto della rete.

La maggior parte dei nomi che sono stati proposti dai Cinque Stelle era fortemente prevedibile, e vociferata a lungo in questi giorni. Personalità di estremo valore e di alta caratura come il Presidente Imposimato o Magistrati come Raffaele Cantone e Nino di Matteo. Nomi legati quindi prevalentemente alla lotta alla mafia, che in un momento storico così delicato (si pensi al recente caso di Mafia Capitale) potrebbero davvero rappresentare un marchio di garanzia estremamente importante per la battaglia contro la dilagante corruzione nella quale naufraga il nostro Paese.

Esiste poi, ritornando alle proposte dei M5S, e questo è il punto che nelle ultime ore sta suscitando maggiori polemiche, una cosiddetta “strategia-Bersani“. Perché se Prodi è stato un nome inserito nella rosa in seguito all’impegno preso nei confronti della maggioranza del PD, Bersani è stato scelto spontaneamente dall’Assemblea.

Perché Pierluigi Bersani? Bersani sembra rappresentare in questo momento un “voto-utile” contro il patto Renzi-Berlusconi. Ma soprattutto un “voto-utile” per cercare di non arrivare al 4° scrutinio, momento in cui non servirà più la maggioranza qualificata di 2/3 per poter eleggere il nuovo Presidente ma la semplice maggioranza assoluta, situazione che consegnerebbe su un piatto d’argento la possibilità a Renzi e Berlusconi di eleggere il candidato da loro probabilmente già scelto, e che sarebbe quindi espressione di soli due partiti, in maniera lontana dallo spirito della Carta Costituzionale.

A fare il nome di Bersani, nel M5S, è stato Alessandro Di Battista, che non ha mai speso parole dolci per il Partito Democratico, anzi ha sempre avuto il coraggio di raccontarne pubblicamente e senza timore incoerenze ed ipocrisie. Ma probabilmente questa volta, pur nello stupore e nell’incredulità di tutti, ha suggerito un nome che potrebbe mettere spalle al muro Matteo Renzi, costringendolo, nel caso ipotetico in cui Bersani venisse eletto dalla rete ma conseguentemente non votato da Renzi stesso, a smascherarsi da solo. Se Renzi a quel punto non voterà un candidato del suo stesso partito (quindi non un Imposimato, un Rodotà) suggerito persino dagli avversari, dimostrerebbe chiaramente di avere già un candidato in tasca, deciso nei suoi tanti e ormai palesi incontri con Silvio Berlusconi. Si dovrà a quel punto assumere la responsabilità di non aver appoggiato un candidato espressione di larga parte del Parlamento, (in quanto appartenente al PD ma suggerito dal M5S).

Così facendo, sempre nella “strategia-Bersani”, il M5S potrebbe smarcarsi dalla logica di cui viene additato, di fare unicamente ostruzionismo e di essere costantemente il bastian contrario dei giochi; dall’altro lato Bersani dovrebbe, come suggerito dallo stesso Di Battista, “tenere la schiena dritta” nei confronti del patto Berlusconi-Renzi, e rappresentare una figura super partes che sia davvero garante della Carta Costituzionale.

Vincenzo Boellis