Questa candidatura è un’offesa alla memoria“, sentenzia il senatore sardo Roberto Cotti (M5S) riferendosi alla concreta possibilità di vedere eletto Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica. “Esprimiamo un no deciso all’ex-ministro della Difesa nel governo Amato, il quale negava qualsiasi nesso tra gli armamenti all’uranio impoverito e l’insorgere di linfomi o leucemie tra i militari. Respingiamo la candidatura Mattarella in segno di rispetto verso tutti i morti per la cosiddetta “Sindrome dei Balcani”. Su tutti il decesso del caporalmaggiore di Nuxis, Salvatore Vacca“.

L’accusa del senatore pentastellato, che riprende l’articolo di Lorenzo Sani pubblicato ieri sul Resto del Carlino, è quella di un silenzio colpevole del candidato di Renzi al Quirinale (che è stato ministro della Difesa del governo Amato dal 1999 al 2001)  nel periodo in cui cominciavano a emergere i primi decessi causati dalla cosiddetta sindrome dei Balcani.

Le responsabilità dell’ex-ministro sarebbero soprattutto legate al fatto di aver reiteratamente negato un nesso tra i casi di malattia (linfomi di Hodgkin e altre rare forme tumorali) e l’uso di proiettili all’uranio impoverito nelle “missioni di pace” nella quale allora furono impiegati tanti militari italiani. Nesso che tuttavia è stato successivamente confermato da numerose sentenze che hanno condannato lo Stato al risarcimento per danno biologico. Nel 2009, anche il ministero della Difesa, presieduto allora da Ignazio La Russa, ha ammesso l’esistenza di tale nesso. Quello del militare sardo Salvatore Vacca, nominato dal senatore Cotti, è considerato il primo caso di decesso causato dall’uranio al ritorno da una delle tante missioni nella ex-Jugoslavia.

Chi ha ancora a cuore la verità dei fatti, la pace, chi si batte per il disarmo e contro i nefasti e mortali esiti derivanti dall’uso di pericolosissimi armamenti” si legge nella nota del senatore grillino, sostenuta in blocco dagli altri parlamentari sardi del M5S, “non può che respingere l’ipotesi Mattarella al Colle“.

I soldati italiani, ma anche le popolazioni civili, sono stati vittime dell’imbarazzante ignoranza o dell’imbarazzante reticenza delle istituzioni italiane? Nel mondo, infatti, le proprietà dei proiettili all’uranio impoverito erano già note: micidiali agenti inquinanti capaci di provocare tumori dopo esplosioni ad alte temperature. Furono tante le richieste di collocare queste armi, definite “di distruzione di massa”, tra le armi vietate dalla Convenzione di Ginevra. Nel bel paese si è tuttavia continuato a negare tutto per tanto (troppo) tempo, persino di fronte all’evidenza.

Fu proprio Mattarella dunque la prima vittima politica di questa scomoda situazione: mentre da un lato, secondo chi lo accusa, mostrò reticenza nel collegare l’uso di uranio impoverito all’emergere di patologie tumorali in chi ne fosse venuto in contatto, dall’altro sembrerebbe aver negato – durante un’interrogazione parlamentare – che questo tipo di armamenti fosse stato impiegato in tali guerre. Qualche giorno dopo la smentita arrivò proprio dalla NATO, che confermò invece l’utilizzo di 10.800 bombe all’uranio depleto tra il 1994 e il 1995. L’allora ministro mentì o fu ingannato dai vertici militari dell’Alleanza Atlantica?

Solo successivamente il Ministro, nello stesso anno, tornò sull’argomento ammettendo l’uso di tali armamenti in Serbia. In occasione dell’istituzione della commissione Mandelli voluta proprio dal ministero per chiarire la vicenda, Mattarella si disse rammaricato per il ritardo con il quale venne comunicato l’uso massiccio di proiettili DU in Bosnia almeno in tre tornate: rispettivamente il 5 agosto e il 22 settembre del ’94 e nel periodo tra il 29 agosto e il 14 settembre del ’95.

Lo sviluppo di queste armi radioattive si basa sulle proprietà dell’uranio, metallo molto più denso del piombo e dunque in grado di sviluppare un energia maggiore e sufficiente per penetrare più efficacemente laddove i proiettili classici non potrebbero. Quando queste bombe all’uranio depleto detonano, l’ossido di uranio (formato da nanoparticelle) può essere trasportato dal vento per diverse centinaia di miglia di distanza, oppure può rimanere sospeso elettrostaticamente nell’atmosfera. La presenza di una “hot particle” di uranio depleto nei polmoni è equivalente ad una radiografia del torace per un’ora di vita, e non è rimovibile: l’uranio presente nel polmone continua ad irradiare l’organismo del soggetto ospite, fino a provocarne la morte. L’efficacia di tali armi è tale da giustificare la morte di militari e civili ad anni di distanza dalla guerra o dalle guerre che hanno combattuto per il loro paese?

Roberto Davide Saba

Edit: Qui un video dell’interrogazione parlamentare di cui si parla

 

 

 

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Roberto nasce a Cagliari nel 1988, studia Giurisprudenza nell’università della sua città e con entusiasmo si butta nella sua prima esperienza come giornalista e vignettista per Libero Pensiero. Le sue passioni sono il disegno e la lettura. Tra i suoi interessi ci sono la politica, il diritto, l’arte e la cultura.