Il candidato numero uno al Quirinale del Movimento Cinque Stelle, vincitore delle “quirinarie” online indette nel Blog di Beppe Grillo, si chiama Ferdinando Imposimato.
L’anziano magistrato, ben lungi dal potersi considerare terzo rispetto alla politica, è attualmente il presidente aggiunto onorario presso la Corte di Cassazione. Ha avuto una non breve parentesi politica approdando in Parlamento tra le fila del PCI-PDS (sia pure come indipendente), è autore di diversi libri e ha alle spalle diverse collaborazioni con la televisione sia pubblica che privata.

Per i grillini e per i complottisti Imposimato rappresenta un coraggioso eroe, uno dei pochi che avrebbe avuto l’ardire di denunciare pubblicamente il Gruppo Bilderberg come mandante delle stragi negli anni di piombo. Per il giudice, che in passato non ha negato simpatie e sostegno al Movimento Cinque Stelle, le Brigate Rosse sarebbero state eterodirette da una sorta di “grande fratello che sta sopra, manovra e si serve di terroristi neri e massoni“. Questo sembra bastare ai grillini per non indagare oltre, sui (parecchi) punti oscuri della carriera del loro candidato.

La prima macchia, forse la più grave, è quella ricordata sul Fatto da Gianni Barbaceto. Durante il Maurizio Costanzo Show, Imposimato avviò una campagna mediatica a favore dell’innocenza, e della grazia, di un boss dell’ndrangheta (Domenico Papalia) condannato all’ergastolo dopo tre gradi di giudizio e considerato all’epoca il Totò Riina della criminalità organizzata calabrese. Questa sua presa di posizione risultò inspiegabile, tanto più se ad assumerla era proprio il giudice istruttore che quindici anni prima ne aveva convalidato l’arresto.

La seconda macchia, grave soprattutto se confrontata con gli umori tipici del grillismo, è quella di essersi apertamente scagliato contro il pool di Mani Pulite, in particolare contro Di Pietro e Borrelli, accusati di essere nemici dei partiti (!). Imposimato sostenne tutte le principali tesi dei più strenui avversari del pool, e non abbandonò la sua idea successivamente quando, nel congresso della SDI di Boselli (’98), si prodigò in una vera e propria arringa contro Di Pietro, accusandolo di aver amministrato la giustizia in modo parziale e settario al servizio proprio e di amici politici, di aver violato i principi del giusto processo, di essere stato l’aguzzino dei socialisti. Quindi mentre Beppe Grillo veniva esiliato dalla Rai per una battuta ardita contro i socialisti, Imposimato si preoccupava delle loro sorti nei discussi processi di Mani Pulite, scagliandosi contro l’antipolitica e a favore dei partiti. Curioso, no?

La terza macchia è la collaborazione di Imposimato con don Pietro Gelmini, di cui è stato per anni consulente. Gelmini, per chi non lo conoscesse, è stato il fondatore di una rete di comunità per il recupero di tossicodipendenti, forte sostenitore della propaganda proibizionista e politicamente vicino al centrodestra. Ma è soprattutto noto per essere stato condannato a 4 anni di reclusione (interamente scontati) per emissione di assegni a vuoto, truffa e bancarotta fraudolenta. Il prete fu anche imputato, fino alla sua morte e alla conseguente estinzione del processo, per abusi sessuali che avrebbe compiuto su alcuni ospiti delle comunità, alcuni dei quali minorenni. Nel 2005, in occasione del suo ottantesimo compleanno, ha avuto l’onore di ricevere importanti ospiti dello spettacolo e della politica, tra i quali l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che donò 5 milioni di euro alle sue comunità.

La quarta macchia, la meno importante ma anche l’unica messa in risalto dai media nazionali, è la collaborazione di Imposimato con la trasmissione Forum, in veste di giudice. Dopo la nomina di Rocco Casalino come portavoce del Movimento, chi ha ancora il coraggio di pensare al M5S come una forza politica avversa alle reti Mediaset? Questa non è per altro la sua unica collaborazione con TV: per la Rai nei primi anni ottanta scrive il soggetto di una sorta di mini-fiction autobiografica intitolata “Il giudice istruttore” nella quale critica la fallacia della giustizia che distorce la verità reale in verità processuale, mostrando già allora la sua anima fortemente garantista.

Rifobenni