Alexis Tsipras, a distanza di una settimana dalla vittoria elettorale in Grecia, cerca di allentare la situazione di tensione instauratasi per l’economia europea. Il nuovo Primo Ministro greco dichiara all’agenzia di stampa Bloomberg che “l’obbligo a rispettare il chiaro mandato del popolo greco di porre fine alle politiche di austerità e il ritorno a un programma di crescita, in nessun modo implica che non adempieremo i nostri obblighi verso la Bce o l’Fmi.” Anche attraverso una chiacchierata telefonica con Mario Draghi precisa la volontà di creare una situazione che sia di proficuità reciproca nei confronti dell’Europa. Ovviamente, servirà il dovuto “tempo per respirare”.

Mantenere la posizione della Grecia nell’eurozona sarà dunque una priorità, così come si augura anche il Commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici: “Crediamo che il posto della Grecia sia nell’eurozona, l’euro ha bisogno di Atene.” Dichiarazioni vengono rilasciate anche da Angela Merkel la quale puntualizza sull’esclusione categorica di apportare tagli, per la terza volta, al debito pubblico greco. Ma d’altronde, non sarebbe nelle intenzioni di Tsipras supportare nuove politiche di riduzione al debito pubblico, ammontante attualmente a circa 300 miliardi di euro. La Grecia piuttosto, ha bisogno di un congelamento tempestivo del debito, sostenendo il pareggio di bilancio e il correlativo pagamento degli interessi sulla base di crescita e calo dell’occupazione. Tra gli obiettivi di Syriza si manterrà accesa l’attenzione sulle nuove riforme contro l’evasione fiscale, la corruzione e le politiche clientelari.

Misure prescritte per un rilancio dell’economia dal basso, favorendo la riduzione di condizioni legate alla povertà attraverso “emergenze umanitarie”. Come annuncia il nuovo Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis: “Penserò soprattutto a chi ha perso il lavoro come le donne delle pulizie al ministero delle Finanze e non agli spread”.

Durante la prima settimana del Governo Tsipras sono stati bloccati alcuni progetti di privatizzazioni circa le aziende di produzione e di trasmissione dell’energia elettrica, la Hellenic Petroleum e le società di gestione degli aeroporti regionali. Oltre a ripristinare un piano di assunzioni per reintegrare parte dei licenziamenti costretti nel governo precedenti, appartenenti ai servizi pubblici.

Come presentato al presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, Tsipras non reputa opportuno ridurre il debito pubblico, oggi al 175% del Pil, con un avanzo di bilancio, ma chiede un congelamento col pareggio di bilancio rinunciando ad ottenere anche un surplus come conciliato dai trattati con la Troika. Inoltre si avverte l’esigenza di un’Agenzia che gestisca i fondi del Piano Juncker. Syriza ha inoltre illustrato di voler escludere dal computo del deficit gli investimenti pubblici, chiedendo un nuovo haircut del debito oggi all’80% in mano a creditori pubblici.

Nell’intero quadro illustrato, la Grecia compromette i vincoli di austerità inflitti all’impoverito paese, essendo la portavoce di un nuovo movimento europeo che ripristini al centro della politica una questione sociale, piuttosto che prettamente economica. Come rivela Stefano Rodotà in un’intervista esclusiva a L’Espresso, proprio parlando di come si ripercuoterà la vittoria di Syriza in Europa: “L’Europa in questi anni è stata amputata dei diritti, è passata l’identificazione tra Bruxelles e i sacrifici, l’Europa è avvertita come burocrazia e riduzione dei diritti, in primo luogo quelli sociali. Oggi c’è l’occasione di riconquistare fiducia nella costruzione europea con un ripensamento delle sue istituzioni.”

Alessandra Mincone