L’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale ha lasciato strascichi nei partiti di centrodestra, e non poteva essere altrimenti. La magistrale operazione di Matteo Renzi, che ha portato l’ex esponente della DC alla carica più alta dello Stato, ha avuto anche pesanti ripercussioni sull’arco parlamentare, in particolare nel MoVimento, auto-relegatosi all’inefficacia politica; in Forza Italia, spaccatosi tra berlusconiani e fittiani; e in NCD che ha repentinamente cambiato posizione sulla candidatura di Mattarella creando non pochi problemi all’interno del partito.

E proprio nel partito di Alfano si è aperta la falla più grande. Immediatamente dopo l’elezione di Mattarella Sacconi si è dimesso da capogruppo al Senato, mentre Barbara Saltamartini ha lasciato l’incarico di portavoce per aggregarsi, probabilmente, alla Lega Nord di Salvini.

Nel partito si sta vivendo quasi una crisi di identità per via dell’asse con Sinistra Ecologia e Libertà, l’alleato che non ti aspetti, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Dalla direzione del partito si levano varie voci che vorrebbero addirittura le dimissioni di Alfano dal Viminale: “Lasciare il Viminale per dedicarsi a tempo pieno al partito“. Alla base di questa richiesta, oltre alla questione Quirinale, c’è anche l’avvicinarsi delle elezioni regionali anche visto il forte valore che il territorio pare rappresentare per il partito.

La posizione di governo rende difficile trattare. In Campania, per esempio, il partito è diviso in 3 correnti: una vuole concorrere con il Partito Democratico, sfruttando l’alleanza di governo; una vuole invece confermare la fiducia a Caldoro e concorrere, quindi, con il rinnegato Berlusconi; un’altra grande parte del partito, invece, vorrebbe addirittura andare solo con l’Area Popolare di Pasquale Sommese, uomo forte in regione. Stessa situazione a Milano dove Lupi vorrebbe concorrere per la carica di sindaco con l’aiuto di Forza Italia, che però sta colloquiando con la Lega Nord sul quale molti degli alfaniani mettono un’irrevocabile veto.

I malumori stanno uscendo anche pubblicamente, con molti esponenti del partito che chiedono un cambio di rotta, “un sussulto di dignità” come spiega Nunzia De Girolamo con un tweet. “Ho deciso io di votare Mattarella come presidente della Repubblica. Sono convinto di aver fatto bene anche se questo ha creato malumori nel mio partito. Io non tratterrò nessuno come non ho costretto nessuno a venire, chi ci sta ci sta” ammonisce al TG1 Alfano, lanciando un chiaro segnale al partito. Anche Cicchitto e Formigoni chiedono l’apertura di un confronto. “Premesso che io ritengo la leadership di Alfano fondamentale per l’aggregazione di Area popolare e per la ricostruzione del centrodestra va aperta una riflessione sui suoi ruoli. Si pone l’esigenza che Alfano possa esercitare pienamente la sua leadership” spiega Cicchitto. L’ex governatore lombardo, invece, twitta senza mezzi termini: “Confermo, molte cose non funzionano in Ncd e molte cose nel governo. Domani si inizia il confronto: sia chiaro,aperto,duro se necessario!“.

Il primo ostacolo, ora, per Alfano sarà la designazione del successore di Sacconi al Senato, poi si avvierà quel chiarimento interno che dovrà far luce sulle prossime posizioni, a livello nazionale e locale, del Nuovo Centro Destra.

Francesco Di Matteo