Dopo l’ennesimo fallimento dei negoziati a Minsk, gli ultimi due giorni hanno hanno ulteriormente ingrossato il bilancio della guerra civile. Uno scontro inarrestabile e terribile, quello tra governo e separatisti, che porta su di sé innumerevoli vittime. L’epicentro dell’attuale confronto tra esercito regolare e ribelli è oggi situato in quel di Debaltseve, zona a metà strada tra Donetsk e Lugansk, roccaforti del separatismo. Qui, secondo il racconto del capo della polizia locale Evguen Lukhaniv «La gente scappa perché gli spari sono incessanti. Nella città non c’è acqua ed elettricità». 

Il sostegno militare degli USA al governo Ucraino è stato finora limitato all’invio di strumenti di difesa non letali: giubbotti antiproiettile, kit di primo soccorso e visori notturni. La situazione tuttavia, anche in vista degli sviluppi della guerra civile, potrebbe presto cambiare; a riferire del cambio di strategia è infatti il New York Times, secondo cui il governo statunitense starebbe considerando seriamente l’ipotesi di fornire all’esercito ucraino consistente aiuto sul piano offensivo. «Nonostante la nostra attenzione rimanga sempre rivolta ad una soluzione di tipo diplomatico, stiamo comunque valutando altre opzioni che possano aiutare a creare uno spazio per un negoziato di risoluzione della crisi», ha dichiarato Bernadette Meehan, una portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza. Ed in cosa dovrebbero consistere queste “altre opzioni” lo chiarisce il rapporto indipendente, oggi discusso da otto alti ufficiali americani, firmato, tra gli altri, da Michèle A. Flournoy, alto ufficiale del Pentagono indicato da Hilary Clinton come possibile segretario della Difesa in vigenza di un proprio mandato presidenziale, James G. Stavridis, un ammiraglio in riposo che ha servito la NATO come alto comandante, ed Ivo Daalder, ambasciatore Nato durante il primo atto della presidenza Obama. Il rapporto chiede agli Stati Uniti di investire urgentemente 3 miliardi di dollari in strumento difensivi da inviare all’Ucraina, comprendenti: missili anticarro, droni da ricognizione, blindati Humvee e radar al fine di individuare la posizione di missili nemici ed il fuoco d’artiglieria. “L’Occidente ha bisogno di aumentare il profilo della deterrenza in Ucraina aumentando i costi ed i rischi di ogni nuova azione offensiva della Russia. Tutto ciò richiede un’assistenza militare diretta molto maggiore di quella garantita sinora, con la necessità di includere anche armi difensive letali” si legge nel rapporto. Il rapporto si richiama inoltre all’intento di voler raggiungere la cessazione del conflitto, la rimozione delle truppe straniere e l’instaurazione di un sistema di controllo volto ad assicurare il rispetto dei confini tra la Russia e l’Ucraina. Il Segretario di Stato americano John Kerry, dal canto suo, giovedì si troverà in Ucraina e potrebbe aprire la discussione sull’invio di nuove armi al governo di Kiev. Gli USA potrebbero dunque diventare esplicitamente parte attiva del guerra, prefigurando anche la possibilità dell’insediamento di basi NATO proprio a due passi dalla Russia, usando come pretesto l’inasprimento del conflitto che oggi vede la morte di 35 persone, nonché di 29 feriti.

E mentre l’Occidente prepara l’offensiva, il capo dei separatisti Alexander Zakharchenko, starebbe riorganizzando le proprie truppe, con la pronta mobilitazione di ben 100 mila uomini. «La mobilitazione è la prima tappa. Prima i volontari, poi vedremo» così avrebbe annunciato il leader separatista ai giornalisti, secondo quanto riferito da Dan, un’agenzia di notizie vicina ai separatisti. Secondo Zakharchenko la tregua non ci sarà finché il governo ucraino non avrà nominato un rappresentante ufficiale per i colloqui, fino ad allora gli eserciti di Donetsk e Lugansk si uniranno per dar vita ad un unico contingente.

Antonio Sciuto