Il nuovo Ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, ieri ha rilasciato un’intervista al Financial Times in cui ha esposto in maniera dettagliata quali sono le sue idee per diminuire il peso del debito greco. Il ministro ellenico è un professore accademico molto conosciuto nell’ambiente ed un consumato blogger per cui ieri è stato ospitato anche da Michael Hintze, fondatore e ceo (amministratore delegato) dell’hedge fund (fondo speculativo – anche se la traduzione non è completamente corretta, ndr) CQS, a cui è stato chiesto se Varoufakis volesse riformare la Grecia o avesse in mente un semplice piano di swap del debito greco ed ha risposto “Il piano del Ministro è qualcosa di molto più complesso di ciò”.

Ma cos’è uno swap del debito? Volendo semplificare, lo si può definire come un’ “assicurazione del credito”, ossia un contratto in cui un investitore A vanta un credito dal debitore B che rischia di fallire e divenire insolvente, quindi A si rivolge a C il quale versa l’importo periodico dovuto ad A anche se B fallisse e, al contempo, A gira un importo periodico a C paragonabile ad un premio assicurativo.

Ma Varoufakis sembra avere in mente qualcosa di molto più complesso.

Infatti al quotidiano economico inglese più stimato d’Europa svela la rivoluzione che vorrebbe portare nel mondo finanziario parlando di “obbligazioni legate alla crescita economica nominale” e di una “corsa contro i grandi evasori fiscali greci”. Ed è proprio la forza del confronto di quest’uomo che scuote l’ambiente giornalistico, finanziario e politico europeo visto che dall’elezione di Syriza della settimana scorsa, l’Unione europea teme il peggio e sembra ci siano davvero poche chances per il Paese ellenico di restare nella moneta unica.

Questo timore è stato confermato anche dal Ministro del Tesoro britannico, George Osborn, la settimana scorsa quando definì il rapporto tra Strasburgo e Atene come “Il maggiore rischio per l’economia globale”: parole che vanno politicamente soppesate poiché di un ministro inglese, quindi di un Paese che ha orgogliosamente rifiutato l’euro.

Varoufakis non vuole cancellare i 315 miliardi di euro di debito estero della Grecia, ma vorrebbe alleviare l’onere attraverso quello che lui stesso ha definito “un menù di conversione del debito”, che allevi il peso del passivo e prevede due nuovi tipi di obbligazioni.

Il primo tipo sarà indicizzato alla crescita economica nominale  e dovrebbe sostituirsi ai prestiti di salvataggio europei, mentre il secondo è stato definito “obbligazione perpetua” e andrebbe a sostituire i titoli greci di proprietà della Banca centrale europea. Il ministro greco ha specificato che tutto ciò sarà contemporaneo alla creazione di un avanzo primario (attivo di bilancio della pubblica amministrazione prima di aggiungere anche gli interessi sul debito).

Varoufakis ha definito queste modifiche come “ingegneria intelligente del debito”, che è totalmente opposta al taglio del debito, politicamente inaccettabile dalla Germania. da tutti i creditori greci e dai contribuenti europei, i quali vedrebbero il loro prestito perso a titolo definitivo.

Ovviamente le paure e le avversità maggiori a questa politica, che il Financial Times definisce “del rischio calcolato”, arrivano da Berlino che le ha accolte con scetticismo e sembra essere perennemente contrariata quando si parla “cessazione delle politiche di austerità”.

Però Varoufakis sembra noncurante di questi ostacoli e termina perentoriamente la sua intervista “Ciò che noi chiediamo è un po’ di spazio nella politica fiscale, altrimenti continueremo ad essere soffocati ed avremo una Grecia deformata piuttosto che riformata”.

Fonte articolo: Financial Times.

Ferdinando Paciolla