Il decreto fiscale emanato il 24 dicembre dello scorso anno ha generato molto clamore, considerato dalle opposizioni come merce di scambio accettata dal leader di Forza Italia in cambio del voto favorevole a Mattarella in sede di elezioni del Presidente della Repubblica e di un eventuale appoggio alle riforme costituzionali.

Ma andiamo con ordine, l’intervento del Governo è stato autorizzato dalla legge n.23 dell’11 marzo 2014, recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita e, in particolare, l’articolo 5, in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale, l’articolo 6, in materia, tra l’altro, di gestione del rischio fiscale, di governance aziendale e di tutoraggio, nonché l’articolo 8, in materia di revisione del sistema sanzionatorio.

Per la parte attinente allo Statuto dei diritti del contribuenti, il decreto si limita ad inserire l’art. 10 bis, che disciplina l’abuso di diritto e l’elusione fiscale abrogando l’articolo 37-bis del Decreto del Presidente della Repubblica n. 600/1973. Dopo la puntuale descrizione di questa particolare condotta del contribuente, viene aggiunta la possibilità per quest’ultimo di accertarsi preventivamente della correttezza della condotta posta in essere, lasciando al Ministero dell’Economia e delle Finanze la disciplina delle modalità applicative di tale opportunità di verifica, infine viene ribadita l’assenza di rilevanza penale della condotta elusiva.

La seconda parte consiste in una revisione del sistema delle sanzioni e delle pene così come sono state individuate dalla legge sui reati tributari del marzo 2000. Oltre all’aggiornamento di alcuni articoli alla legislazione attuale (ad esempio viene aggiunto il sostituto di imposta tra i produttori della dichiarazione dalla quale può sorgere l’illecito), all’aggiornamento delle varie soglie superate le quali si aggravano le sanzioni amministrative ed i provvedimenti penali, all’introduzione delle soglie nei casi in cui la precedente normativa non ne prevedesse alcuna (come ad esempio l’introduzione di una soglia di punibilità pari a 1000 euro di imposta evasa attraverso la produzione di documenti falsi atti a testimoniare operazioni inesistenti) fino all’introduzione della confisca dei beni rappresentanti il prezzo o il frutto del profitto derivante dai delitti presenti nel decreto.

Il “salva-Berlusconi” è contenuto in questa seconda parte, e consiste nell’introduzione dell’articolo 19-bis al decreto 74/2000 che, come sarà ormai noto, contiene l’esclusione della punibilità quando l’importo delle imposte evase non è superiore al tre per cento del reddito imponibile dichiarato, prevedendo per tali fatti solo il raddoppio delle sanzioni previste dal decreto legislativo n.471/1997.

Infine nella terza parte del decreto, viene attuato un grosso cambiamento nei rapporti correnti tra fisco e contribuente, attraverso l’istituzione del regime di adempimento collaborativo, consistente nell’introduzione della possibilità per quest’ultimo di farsi precompilare la dichiarazione dei redditi da parte del fisco e poi procedere alla modifica di quest’ultima in base alle specificità della propria posizione.

 

Marco Scaglione