Recensione spettacolo teatrale “Sogni e bisogni

Grande successo per questa commedia surreale “Sogni e Bisogni” con la regia di Vincenzo Salemme.

Una commedia che a vent’anni di distanza dalla prima stesura e a quindici dalla seconda stesura continua ad avere successo in tutta Italia. Si svolgerà presso il Teatro Diana di Napoli dal 4 Febbraio fino al 15 Marzo e poi ancora in giro per la penisola con la terza stesura di questo spettacolo teatrale davvero originale e con un nuovo finale a sorpresa. In scena oltre a Salemme ci saranno otto bravi attori al servizio di una storia che fa riflettere sulla condizione di esseri umani imperfetti. Lo spunto di questa commedia ironica e dissacrante è stato il romanzo di Alberto Moravia “io e lui” dove il protagonista, Federico, sentiva la voce del suo organo genitale; ma Salemme è andato oltre e ha scritto questa commedia incentrandola su Rocco Pellecchia, un uomo mediocre e ormai rassegnato alle prese con le bollette da pagare e i debiti. In un afoso 14 agosto, mentre la moglie e i figli sono in vacanza, sente una voce: è quella del suo organo genitale che si è distaccato dal suo corpo ed è diventato esso stesso un uomo, un tipo bizzarro con una maschera, che reclama una vita autonoma e critica il suo padrone Rocco, in pratica rappresenta la voce della coscienza di Rocco. La commedia diventa irresistibile, vivace, sferzante perché parla del delirio schizofrenico del suo protagonista Rocco, un padre dei nostri giorni in piena crisi d’identità e di inadeguatezza; “il tronchetto della felicità”, come ama definirsi il suo organo, rivendica il diritto di essere il centro della vita di Rocco, cerca di insegnargli a pensare con tutto il corpo, cerca di risvegliarlo dal suo torpore, gli parla di desideri e sogni in contrapposizione alla mediocrità e alla rassegnazione in cui è finito Rocco, gli parla di sogni e bisogni appunto. Un passaggio della commedia bellissimo e divertente dove tra risate e battute si nasconde l’audacia del vivere, il senso di responsabilità che tutti dovrebbero avere. La commedia parla di padri assenti, deboli, inadatti al loro ruolo, uomini senza autostima né virilità nel più ampio senso del termine e lo fa attraverso questo personaggio che rappresenta la frattura tra ragione e sentimento; si ha paura di sognare e di sbagliare ed invece bisognerebbe ascoltare il proprio cuore e osare di più; Rocco Pellecchia rappresenta gli uomini senza progetto e senza aspettative nella vita che si rifugiano nella mediocrità per paura di fallire. Una commedia davvero intrisa di un bel messaggio che viene espresso attraverso il sorriso, l’ironia, la camaleontica teatralità di Vincenzo Salemme, il quale prende spunto da se stesso per l’ispirazione del suo teatro perché si sa, il teatro è la messa in scena della vita imperfetta degli esseri umani.

DANIELA MEROLA