Sembra essere durata ben poco l’idilliaca affinità post-elezioni tra il Primo Ministro Renzi e il nuovo premier greco Alexis Tsipras.

Martedì scorso, nel caloroso e cordiale incontro fra i due a Roma, Renzi, forse confortato dall’euforica ondata di consensi che aveva accolto gli esiti delle urne in Grecia, si era lasciato andare a parole di elogio e sperticata ammirazione nei confronti dell’uomo forte della sinistra europea: fino a definirlo portatore di un “messaggio di speranza”.

Renzi aveva poi concluso il suo discorso con un gentile omaggio, una cravatta italiana porta in dono a Tsipras che aveva promesso di non indossarne mai fino alla completa uscita della Grecia dalla crisi: “Vogliamo dare una mano vera alla Grecia, e che quando la Grecia uscirà dalla crisi possa indossare una cravatta italiana”.

Peccato che a distanza di neppure 48 ore, quella corrispondenza d’amorose riforme sia stata incrinata dalla decisione della BCE, che ha annunciato di non voler più accettare i titoli di Stato greci come garanzia collaterale per l’erogazione di liquidità alle banche private. Un modo per reagire alle “minacce” di Tsipras di rinegoziare gli accordi con la Troika e tagliare parte del debito per consentire alla Grecia di risollevarsi più agevolmente dalla profonda crisi che l’attanaglia ormai dal 2009.

Ebbene, lo stesso Renzi quest’oggi ha ammesso che “La decisione della Bce sulla Grecia è legittima e opportuna dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo”.

Semplici scaramucce o giravolta in piena regola? Sembra che la determinazione del nuovo Governo greco possa mettere realmente in discussione l’egemonia finanziaria praticata dalla BCE nei confronti dei Paesi in difficoltà; e probabilmente, Renzi dev’essersi accorto ben presto che esporsi benevolmente nei confronti di Tsipras poteva garantirgli un buon riscontro in termini di simpatia, ma che regalargli una cravatta era già sufficiente.

Emanuele Tanzilli
@EmaTanzilli