Il fenomeno Isis dilaga sempre di più, devastando la nostra quotidianità e non c’è quindi da sorprendersi davanti alla formazione di nuovi movimenti reazionari che, assetati di vendetta e sani principi, pretendono di riottenere quei diritti di cui sono stati derubati.

La nuova rappresaglia militare della Giordania prende il nome “Operazione martire Muath”, in memoria del pilota giordano arso vivo in una gabbia il cui video della morte ha spopolato il web dimostrando la innaturale crudezza che i terroristi dell’Isis hanno sfoggiato.

Anwar Tarawneh, la moglie della vittima, ha ritrovato nello stato della Giordania una forte solidarietà, infatti la principessa Rania ha organizzato un incontro con la donna per porgerle le sue più sentite condoglianze e per non farla sentire sola in questa triste parentesi della sua vita, affermando “Il pilota ucciso è un martire della patria. Gli auguro di riposare in pace”. Sembrava voler dire: quest’omicidio a sangue freddo ci ha colpiti tutti e non possiamo essere indifferenti.

Anwar racconta che è venuta a conoscenza della morte del marito tramite un post di facebook. È stato straziante, assurdo, tanto che l’anziana madre di Muath non ha retto al dolore della perdita: ha infatti subito accusato un malore a causa del quale è stata trasportata in ospedale d’urgenza. Secondo fonti non certe la donna sarebbe morta giovedì 5 febbraio per un attacco di cuore.

Anche il re giordano si è recato a Karak, città 120 chilometri a sud della capitale Amman, e ha dichiarato: “Il sangue del nostro pilota martire ed eroe non sarà versato invano e la risposta della Giordania e del suo esercito a quell’atto, criminale e codardo dell’Isis, sarà dura”.

La vendetta di Amman è già iniziata, impiccando la terrorista al Rishawi e un altro jihadista.Seguiranno altre esecuzioni” dichiara, eclissando quella moratoria di 8 anni sulla pena di morte che è stata revocata appena un mese fa.
Il ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, dichiara in un’intervista della Cnn che la rappresaglia della Giordania contro l’Isis è solo all’inizio e che la furia di Amman raggiungerà la Siria e l’Iraq. Non danno sicuramente l’impressione di parole al vento dato che lo Stato islamico si è già dovuto difendere dai bombardamenti aerei dei caccia di Amman.

“Pagheranno per ogni capello di Muath” conclude il ministro e la dimostrazione di tale decisione arriva il 5 febbraio, quando decine di caccia hanno distrutto postazioni dell’Isis (non si conosce però la loro posizione geografica). In seguito a tale missione i caccia hanno sorvolato la città natale del pilota, come in segno di tributo.

Si legge nel quotidiano edito ad Amman, Al-Arab Al-Yawm, che le autorità giordane stanno valutando anche la possibilità di lanciare una campagna di terra contro l’Isis. Il piano sarebbe quello di preparare un’operazione “rapida e fulminante” contro i jihadisti e di rivedere la strategia nel quadro della coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Usa.
Portiamo avanti questa battaglia per proteggere la nostra fede, i nostri valori e i principi umani e la nostra guerra sarà implacabile e li colpirà sul loro stesso terreno” sono le parole del re.

Alessia Sicuro

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Diplomata al liceo scientifico sperimentale PNI, matricola alla facoltà di lettere moderne della Federico II, ha sempre voluto avere una visione a 360 gradi di tutte le cose. Accortasi che la gente preferisce bendarsi invece di scoprire ed affrontare questa società, brama ancora di tappezzare il mondo coi propri sogni nel cassetto. Divora libri, vecchie storie, vorrebbe guardar il futuro con degli occhiali magici per riportar solo belle notizie alla gente disillusa. Vorrebbe indossare scarpe di cemento per non volar sempre con la fantasia, rintagliarsi le sue ali di carta per dimostrare, un giorno, che questa gioventù vale! Vorrebbe esser stata più concreta fin dall’inizio, essere interessata ai soldi come tutta la gente normale e non sentirsi in pace col cosmo solo perché sta inforcando una penna. Si, vorrebbe, ma bisogna sempre svegliarsi.