Il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il viceministro Enrico Costa hanno dichiarato di aver raggiunto un accordo per la formulazione di nuove leggi contro la corruzione e il falso in bilancio. La maggioranza PD, ricompattata dopo l’elezione di Mattarella, riparte quindi subito dall’appoggio di NCD.
Secondo le anticipazioni di Orlando i principali cambiamenti che potrebbero caratterizzare le nuove legiferazioni sembrano essere l’estensione dell’area di punibilità del falso in bilancio, con il reato che inoltre “sarà sempre perseguibile d’ufficio, senza querela di parte, e senza distinzione tra società quotate in borsa e non”, e uno sconto della pena per chi collabora.

Per quanto riguarda le modificazioni alla prescrizione invece il ministro rimanda ulteriormente il da farsi, dicendo che “sarà approntata integralmente dalla Commissione Giustizia della Camera insieme alle misure sul processo”.
In realtà le nuove paventate misure non sono affatto una novità, infatti come spiegato da Costa “l’accordo si è trovato sugli emendamenti del governo esistenti rispetto al testo. Rimarrà il ddl Grasso come testo base e da mercoledì si ricomincia in Commissione Giustizia al Senato.”

È bene innanzitutto chiarire che i nuovi provvedimenti al momento sono solo idee, che saranno forse messe per iscritto e presentate al parlamento solamente tra due settimane. La redazione del ddl Grasso invece risale a quasi due anni fa, al giorno prima che l’ex magistrato divenisse presidente del Senato, e questo fu il disegno di legge che cancellò le soglie di non punibilità introdotte con la famosa legge ad personam di Berlusconi nel 2003. Le soglie furono reintrodotte poi alla vigilia di Natale dell’anno appena trascorso dall’ormai celebre “manina” (anonima fino alla confessione del premier Renzi) che tanto parapiglia scatenò nel mondo politico italiano, con il Movimento Cinque Stelle che gridò allo scandalo e denominò l’emendamento “norma Salva-Berlusconi”. Proprio questo è il punto della nuova legge che presenta le maggiori contraddizioni, e che merita ovviamente di essere chiarito una volta per tutte.

Sono in molti a parlare di “ricatto”, che Renzi starebbe mettendo in atto per far tornare Berlusconi al tavolo delle trattative, primo fra tutti Marco Travaglio. Ieri sera il giornalista de Il Fatto ha affermato che “l’annuncio delle tre leggi è avvenuto insieme, nel giorno in cui tutta FI – eccetto Berlusconi – dichiarava terminato il patto del nazareno. Sembra un modo per dire a Berlusconi: ti conviene tornare al tavolo”. La terza legge citata da Travaglio è la riformulazione della norma “frequenze tv”, che riportando i canoni ai valori del 2013 priverebbe di fatto di 40 milioni sia Mediaset che Rai, ma tale decreto ministeriale risale al 29 dicembre, e non sembra avere la portata di un grande ricatto.

Ciò che invece interessa maggiormente a Berlusconi è ovviamente la reintroduzione delle soglie di non punibilità nel ddl Grasso, e riguardo la vera “arma” che avrebbe in mano Renzi contro il Cavaliere le dichiarazioni della maggioranza sono ancora una volta ambigue: se Orlando ha infatti dichiarato che nel recente incontro si è deciso di “contenere l’area di non punibilità, mantenendo il principio di tener conto della dimensione delle imprese e della rilevanza del fatto”, sono invece solo di ieri le dichiarazioni di Padoan, che rilascia all’Avvenire dichiarazioni riconciliatorie, spiegando che “il nostro messaggio non è quello che facciamo dei regali che valgono il 3% dell’evasione, ma di stabilire dei meccanismi per dire ‘se non vai oltre certe soglie considero ragionevole un errore materiale commesso e applico le sanzioni amministrative‘”.
Se è folta infatti la schiera di chi intende queste nuove disposizioni della maggioranza come dei veri e propri ricatti a Berlusconi, è vero però che è altrettanto numerosa anche quella di chi pensa che il Patto del Nazareno sia ancora pienamente in vigore. La sensazione è che le prossime decisioni sulla “norma Salva-Berlusconi” potranno essere in parte rivelatrici.

Valerio Santori