Non si sottovaluti l’importanza di questa giornata. La sinistra campana si fa avanti, senza attendere: si fa avanti nella maniera migliore possibile, l’unità sui contenuti. Perché non si può restare fermi ad aspettare il cadavere passare se il cadavare si chiama Campania.

Brividi soltanto nel leggere i dati sulla disoccupazione giovanile della nostra regione, il 51%, una delle regioni europee a più alto tasso. La causa di queste cifre drammatiche è la pretesa, anche molto spesso arrogante, ad affrontare la crisi, iniziata nel 2008, con misure recessive, con l’intento di tenere al riparo chi ha di più, scaricando sui soggetti più deboli, come i giovani, e non solo.

Nei cinque giorni dall’avvio di Garanzia Giovani, a Maggio 2014, oltre 5 mila giovani campani si sono iscritti: un vero e proprio boom, a dimostrazione che il problema lavoro affligge i ragazzi tra i 15 e 29 anni che, oltre ad essere disoccupati, non si formano attraverso le scuole: I cosiddetti “Neet” che dopo l’adesione a tale programma europeo dovrebbero sentir squillare il proprio telefono, contattati dal centro per l’impiego e vedersi predisporre “un piano di intervento personalizzato e coerente con il proprio profilo”. Chissà qualora gli arrivasse un contratto da firmare che tipo di contratto sarebbe, visto che da anni le politiche adottate nel nostro paese spingono alla precarizzazione totale del mondo del lavoro, tramite l’immensità di tipologie di contratto esistenti, con la tendenza ad annullare il potere contrattuale dei lavoratori stessi.

Una vita da precari senza diritti che comincia tra i banchi di scuola.
I giovani delle scuole pubbliche e delle università pubbliche, quelli salvaguardati, si fa per dire, dall’Art 34 della Costituzione italiana: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze”, vivono il paradosso di essere nati in una nazione che non investe sull’istruzione, la formazione, la ricerca e che continua ad investire per il finanziamento alle scuole private.

In Campania la tassa regionale per il diritto allo studio è aumentata, due anni fa, da 62 a 140 euro, oltre il 100%, ma in parte dirottata su altro: gli atenei, infatti, hanno ricevuto solo 62 euro a studente da reinvestire nel diritto allo studio, tant’è vero che nella regione solo il 27% degli studenti che ne avrebbero avuto diritto ha ricevuto una borsa di studio, uno su tre. Eppure trattasi di una tassa di scopo, la cui finalità quindi deve essere destinata allo scopo per cui è stata creata: un vero e proprio scandalo!

Soltanto una denuncia dei sindacati universitari ha costretto la regione Campania, ultimamente, a restituire ben 17 milioni di euro all’Adisu, l’azienda pubblica della regione Campania per il diritto allo studio universitario, azienda che non garantisce nemmeno più la mensa per la maggioranza degli studenti, viene ridotto sempre di più il tetto di pasti erogabili dai servizi convenzionati, di anno in anno. Si spera che il restituire di questi soldi si traduca in pagare le borse di studio degli idonei non assegnatari, finalmente. In molti casi studenti fuori sede, che arrivano a fine mese per il rotto della cuffia: senza un casa dello studente degna di questo nome. È di poco fa la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Napoli che rischia di scoprire anni di anomalie ed abusi, di conti irregolari e leggi aggirate, per favorire amici e imprese compiacenti, da parte del consiglio di amministrazione di “Adisu Parthenope”. 3 milioni di euro spesi solo per consulenze, nell’ultimo anno, più vari accordi e appalti truccati. Caldoro dove eri?

I giovani campani vivono un profondo malessere, studiare in Campania è dura, quasi impossibile per i fuori sede e anche per chi ha la fortuna di poter raggiungere le scuole grazie ai mezzi pubblici, basti pensare all’eliminazione delle agevolazioni tariffarie per gli studenti sugli abbonamenti, basti notare che il sistema dei trasporti regionale è totalmente al collasso: il tracollo dell’EAV rende palese, anche agli occhi di un bambino, che si sta puntando alla privatizzazione dei servizi.

Servizi che molto spesso costringono i viaggiatori a trascorrere ore da paese incivile. E non è finita qui, grazie al regalo del nostro premier ci saranno ancora tagli, 400 milioni su trasporti e sanità.

Dove si vuole arrivare? Alla morte? Questa regione si sta suicidando, stamattina sono stati ritrovati rifiuti tossici ad Ercolano, il raggio della Terra dei Fuochi continua a crescere.

In Campania non si vive, in Campania si muore. Teniamolo tutti ben chiaro, non c’è più alternativa, se vogliamo dare delle risposte c’è bisogno, ora più che mai, di ragionare sul terreno dell’Unità, nessuno di noi da solo può essere credibile di fronte alla marea di problematiche che attanagliano la nostra terra. Camminiamo tutti insieme, compatti e sciogliamo tra di noi i dubbi e le differenze, che davanti al film dell’orrore, che vede come protagonista questa regione, sono niente, anzi meno di niente.

Raffaele Federico – Coordinatore FGCI Napoli