LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha oggi respinto il ricorso presentato da una coppia omosessuale che richiedeva di poter celebrare le proprie nozze al comune di Roma e di ottenere la pubblicazione dell’atto (alla quale conseguono effetti civili): una vera e propria parificazione con il matrimonio tra uomo e donna legalmente riconosciuto. L’organo di ultima istanza ha negato che nel nostro ordinamento positivo esista un principio per il quale il diritto allo sposalizio debba essere riconosciuto indifferentemente dagli orientamenti sessuali dei singoli appartenenti, coerentemente con quanto affermato nel 2006 dalla Corte costituzionale, ma ha anche riconosciuto che sia necessario un intervento del legislatore italiano per regolamentare i rapporti tra coppie omosessuali e riconoscere comunque i diritti che dovrebbero derivare da tale sodalizio affettivo  (anche perché un numero sempre crescente di tali coppie ha in affido minori).

LA PRECEDENTE SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

La sentenza della Cassazione sembra dunque ispirarsi, nelle motivazioni, alla sentenza della Corte Costituzionale emessa nel 2006. Il caso era molto simile: alcuni giudici di merito lamentavano la possibilità di un contrasto tra le norme del codice civile, che implicitamente riconoscono che il matrimonio debba essere celebrato tra soggetti di sesso differente, e l’articolo 3 della Costituzione, che assicura l’uguaglianza formale e sostanziale. Nella pronunzia, ormai non più recente (2006), si affermava non sussistere alcun contrasto con la Costituzione, ma si invitava il legislatore ad intervenire, avvertendo che, in mancanza, la Corte stessa avrebbe provveduto con i poteri ad essa riconosciuta.

LA SITUAZIONE DELLE COPPIE OMOSESSUALI IN ITALIA

Per opera della giurisprudenza, le coppie omosessuali sembrano oggi godere di maggiori diritti. Varie sentenze hanno infatti riconosciuto che l’affido di minori possa essere anche riconosciuto ad omosessuali, non esistendo alcun principio scientifico per il quale possa derivarne un danno alla normale e sana crescita psicologica del soggetto. Tale giurisprudenza però è intervenuta con riferimento unicamente all’ipotesi in ci uno dei coniugi divorziati abbia simili tendenze, dato che la legge italiana sulle adozioni richiede la presenza di due coniugi legalmente sposati (la legislazione francese riconosce tali diritti anche a singoli, ma è probabile che venga in futuro modificata data la prassi di adottare bambini a scopi sessuali). I tentativi del legislatore di intervenire in materia si sono scontrati con problematiche elettorali e compagini governative variegate: il tentativo di Romano Prodi non ha avuto alcun esito positivo. Il PD di Bersani prometteva di intervenire, ma sembra che attualmente la maggioranza di governo non abbia alcuna intenzione di affrontare la questione. All’ultima assemblea nazionale del PD la problematica era stata riproposta da un rappresentante: sembra che il segretario Matteo Renzi non abbia dato alcuna risposta.

Vincenzo Laudani