La settimana si è aperta con cattive notizie sul fronte della vicenda Fiat, che vede protagonisti gli operai cassintegrati. Dopo la simbolica crocifissione di Marco Cusano, continua la protesta contro le leggi antioperaie e i licenziamenti politici. Oltre che al cattivo funzionamento del tribunale di Nola, che per esprimersi in merito ha rimandato la causa a un anno anziché quaranta giorni come la legge Fornero disciplina, i cinque attivisti del comitato di lotta cassintegrati lamentano i veri motivi del loro personale licenziamento.

Gli operai, infatti, sostengono che il reparto “confino” di Nola sia stato creato ad hoc dalla Fiat per liberarsi di quegli operai cosiddetti “scomodi”, accusati o di ridotte capacità lavorative o perché sindacalmente fastidiosi. I cinque attivisti hanno ragioni di credere di essere vittime di licenziamento solo per essersi mostrati solidali verso una collega che, dopo il trasferimento a Nola, è venuta a mancare a causa dello stress cui è stata sottoposta. Nei giorni successivi al tragico evento, gli operai inscenarono un finto funerale al presidente Marchionne, e in quella occasione, allestirono un finto suicidio del presidente, preso dai rimorsi per essere stato la causa di tanto dolore.

Lo spettacolo, con tanto di finta lettera di scuse agli operai per il dolore recato, non fu bene accetto dall’amministrazione Fiat che, a tutta risposta, reagì licenziando i membri più attivi, che hanno poi dato vita al Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat. La tensione non è spenta e gli operai continuano a reclamare i loro diritti. Giovedì 12 febbraio i 5 operai si trasferiranno a Melfi e attenderanno in tenda l’arrivo del premier Renzi che il giorno successivo farà visita allo stabilimento lucano, in occasione delle elezioni della RSA.

In pratica, in tutti gli stabilimenti Fiat, tutti gli operai saranno chiamati a votare i rappresentanti sindacali, scelti tra FIM, UILM, FISMIC e UGL, e di fatto, le elezioni escludono FIOM e il Comitato di lotta cassintegrati e licenziati Fiat. E, allora, parlano di dittatura i lavoratori, parlano di una farsa che farebbe invidia ai regimi fascisti.
L’opinione degli operai è che con il Jobs Act il governo Renzi non ha fatto altro che trasferire il modello Marchionne all’intera società e a tutti i lavoratori. Per questo opporsi a Renzi significa opporsi a Marchionne e riprendere la battaglia per il reintegro di tutti i cassintegrati e licenziati, a salario pieno, con conseguente ripristino di tutti i diritti che in questi anni hanno rubato.

Il primo round di questa battaglia si svolgerà tra qualche mese nelle aule di tribunale, dove i cinque licenziati del comitato di lotta rivendicheranno il sacrosanto diritto al reintegro a seguito del licenziamento rappresaglia dello scorso luglio. Quanto sia giusto togliere ad uomo la sua dignità è una domanda su cui vorremmo che i politici riflettessero, perché, prima di scivolare nel baratro, avremmo il diritto, come uomini, di ricevere certe risposte!

Anna Lisa Lo Sapio

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Nata in provincia di Napoli, 11/06/1983. E’ Laureata in Scienze Politiche. Inizialmente, ha lavorato nell’area commerciale di alcune aziende ma ha presto capito che la sua strada non poteva avere a che fare solo con l’aspetto economico della vita. Amante della storia e appassionata dei segreti di Stato, ha realizzato studi e ricerche sulla società italiana durante gli anni di piombo e sui motivi che spingono l’uomo a commettere stragi e ribellioni contro altri uomini. Di se stessa dice : “Meglio vivere una verità difficile che una bugia comoda”.
Vive a Edimburgo.
Per scriverle: losapio.annalisa@libero.it