A Monaco di Baviera spesso si è scritta la storia europea degli ultimi 100 anni: è qui che è nato e cresciuto il nazismo, è qui che nel 1923 Hitler tenterà il suo primo, fallimentare colpo di Stato contro le istituzioni della Repubblica di Weimar.
È qui, soprattutto, che nel 1938 si tenne la prima, storica, tragica Conferenza di Monaco, che di fatto spianò la strada allo scoppio della guerra che da lì a un anno avrebbe devastato l’Europa.

Dal 1936, approfittando anche della guerra civile spagnola, il Reich nazista aveva compiuto importanti passi in preparazione di un’espansione nel cuore del continente: dapprima rioccupando e militarizzando il bacino della Ruhr, importantissima regione produttiva lungo il fiume Reno, poi arrivando, dopo l’eliminazione fisica dell’austrofascismo, all’Anschluss dell’Austria nella primavera del 1938. Il passo successivo è ormai manifesto: la conquista del Sudetenland, ovvero le zone della Cecoslovacchia, al confine con il nuovo Reich austrotedesco, popolate dai Sudeti, una etnia dalla lingua e dalle tradizioni tedesche che per un millennio ha convissuto con i cechi. La Germania vorrebbe effettuare un blitzkrieg, ma le posizioni difensive sono ben allestite e le forze armate non sono ancora riorganizzate a punto tale da garantire la piena e proverbiale efficienza germanica. Dal canto loro, l’Unione Sovietica non potrebbe difendere la distante democrazia mitteleuropea, stanti la diffidenza polacca e i timori romeni sulla Bessarabia, mentre la Francia si avvia verso nuove elezioni ed il Regno Unito non è pronto a sostenere una sfida militare contro i tedeschi, non potendo contare su un’aviazione eccellente come quella tedesca, che con gli italiani sta dando buona prova di sé in Spagna (si ricordi ad esempio Guernica, nei Paesi Baschi, immortalata da Pablo Picasso).

Ecco che, provvidenziale per tutti, giunge la proposta di Mussolini di tenere una conferenza a Monaco: vi partecipano Italia, Germania, Francia e Regno Unito, escludendo dunque l’Unione Sovietica ed ovviamente la Cecoslovacchia, e viene decisa d’ufficio, su proposta di Mussolini dietro disegno di Göring, l’annessione dei Sudeti al Terzo Reich. Ciò che resta della Cecoslovacchia sarà spartito tra Ungheria, Polonia e Germania, che prima stabilirà un protettorato su Boemia e Moravia e poi userà i resti della Slovacchia come stato vassallo.
La presa di tempo aprirà alcuni scenari dell’imminente guerra: la Germania si sentirà inarrestabile e crederà di non trovarsi ostacolata nella spartizione della Polonia con l’URSS, l’Italia sarà forzata dall’isolamento anglo-francese ad avvicinarsi al Patto d’Acciaio, mentre il Regno Unito potrà sviluppare l’aereonautica e le difese radar, che impediranno ai tedeschi di sbarcare per via aerea in Gran Bretagna.

Dal 1938 passiamo dunque al 2015. A Monaco si tiene una nuova conferenza, la 51ª conferenza internazionale sulla sicurezza. Il tema principale, ça va sans dire, è la questione ucraina, la guerra civile Kiev-Donbass, lo scontro tra i separatisti filorussi e le truppe lealiste e impreparate di Kiev. Sono spaccati gli europei: Italia, Francia e Germania vorrebbero evitare di aprire un conflitto internazionale vero e proprio, Polonia e Repubbliche Baltiche vorrebbero invece accorrere in soccorso di Kiev. Sono divisi anche gli americani: Obama tentenna, mentre i militari sarebbero più che felici di armare Kiev di mezzi e competenze e scontrarsi sul terreno contro i russi (etnici e non), scontro diretto che non avvenne mai neppure durante la Guerra Fredda.

Le incertezze e le divisioni preventive, a Monaco 1938, hanno spianato la strada alla più grande e devastante guerra mai vista. Le premesse storiche non sono certo incoraggianti, così come non lo è la ciclicità con la quale i fatti sembrano succedersi: una crisi economica globale, la centralità della Germania nei fatti ed il susseguirsi di separatismi etnici (ieri la Crimea, oggi il Donbass).
Dal crollo di Wall Street il 28 ottobre 1929 all’invasione della Polonia il 1º settembre 1939 intercorsero poco meno di 10 anni, se consideriamo come pietra miliare la bancarotta di Lehmann Brothers il 15 ottobre 2008 (sebbene la crisi dei subprime risalga all’autunno 2006) nella peggiore e più catastrofica delle ipotesi non rimangono che tra i 18 ed i 36 mesi allo scoppio conclamato di una nuova, grande guerra.

Simone Moricca