La Lega Nord è un partito da sempre abituato a riposizionamenti ideologici, diciamocelo; ma dalla brutale secessione del primissimo Umberto Bossi, al più morbido regionalismo di Roberto Maroni, due sono stati i chiodi fissi: l’immigrato ed il meridionale, accusati da sempre di esser la causa di ogni male del paese. Ma oggi Matteo Salvini, che pure fino a non poco tempo fa inveiva contro “Roma ladrona” o ci dilettava cantando «Senti che puzza / scappano anche i cani / sono arrivati i napoletani» (così nel 2009 quando fu rieletto al Parlamento Europeo), da Segretario della Lega ha capito che il federalismo, per quanto spinto, non tira più come una volta e che nella crisi il miglior modo per raccattare voti è smetterla di parlar di Padania, per abbracciare il prototipo di estrema destra brevettato da Marine Le Pen, che sta già dando i suoi buoni frutti oltralpe. E se già dalle scorse europee il Segretario della Lega aveva iniziato a spendere parole d’amore per il sud, riuscendo ad incassare l’elezione di un proprio candidato nel piccolissimo paesino di Maletto, a due passi dalla patria del pistacchio siciliano, Bronte; adesso gira l’Italia parlando il verbo dell’euroscettismo, dell’omofobia e del razzismo. Ed eccoci quindi alla svolta ufficiale coronata dalla nascita di Noi con Salvini, il movimento nazionale di sostegno al segretario leghista, che ha già accolto molti transfughi del centrodestra meridionale, pronti a dimenticare il passato, per cercare nuova verginità sotto il faccione barbuto di Matteo Salvini, amato dalla rete, sempre accolto dalle televisioni.

Cammina spedito per il Paese con la sua macchina ed una felpa già pronta per ogni Regione, riprendendo a modello i famosi tour elettorali che hanno fatto il successo di Matteo Renzi e Beppe Grillo, ma della bontà delle intenzioni e della veridicità delle affermazioni del giovane segretario leghista, non sono davvero tutti convinti; e se Salvini, nel suo viaggio in Italia, raccoglie un discreto numero di sostenitori, sempre folte sono le schiere dei contestatori che lo aspettano, soprattutto al meridione, dove molti non riescono proprio a dimenticare che il segretario oggi nazionalista ed anti-euro, appena tre anni fa dichiarava «L’euro non se lo meritano. La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta. L’euro non se lo può permettere».

Ieri il segretario della Lega ha fatto tappa Palermo, dove ad attenderlo all’ingresso dell’Hotel Le Palme non c’era soltanto Angelo Attaguile, deputato leghista a Montecitorio con un passato nella DC e nel MpA di Raffaele Lombardo; ma anche gruppo di circa 200 manifestanti che hanno voluto accoglierlo con i migliori prodotti che la nostra terra può offrire (uova, frutta ed ortaggi ecc…), con i migliori auguri possibili «Lega ladrona, Palermo non perdona» e manifesti dai toni concilianti «Salvini topo di fogna, Palermo non perdona». 

Ma Salvini tira dritto, fa la sua conferenza e continua la sua propaganda con il solito “mea culpa” per la vecchia line politica della Lega, assicurando di essersi sbagliato sul conto del Sud e affermando che la Sicilia è una grande terra, ricca di enormi potenzialità se amministrata nel modo giusto. Attacca il Presidente della Regione Rosario Crocetta, definito dal segretario come una «calamità naturale per la Sicilia», sminuisce la protesta contro di lui definendola «qualche rosso, niente di più» e lancia la linea dura del proprio partito contro la mafia e l’immigrazione. «Dietro il business dell’immigrazione c’è la malavita organizzata. Chiunque puzzi di mafia da qui al terzo grado di parentela deve ritenerci nemici. Non mi interessa raccattare un voto in più da gente chiacchierata. Ci sono fior di deputati e senatori che ci hanno chiesto di entrare a cui abbiamo detto di no perché sono il vecchio; saranno i giudici a stabilire la verità».

E se la Lega di Salvini, che per anni ha governato l’Italia con Berlusconi contro l’immigrazione ed il meridione, riuscirà con la sempreverde logica della rottamazione ad aver successo anche al centro ed al sud, questo è prematuro dirlo, tuttavia le prime reazioni al nuovo soggetto politico non sembrano delle migliori ed il segretario dovrà ancora fare molta strada se vuole riuscire davvero a convincere l’elettorato che la rabbia secessionista d’un tempo era soltanto “una svista” e che questo ritrovato nazionalismo non è soltanto opportunismo, ma un vero e proprio “ravvedimento”.

Antonio Sciuto