Ascolti record per la prima puntata del Festival di Sanremo 2015, 49% di share con 11.767 mila telespettatori di media.

Ragionevole conseguenza della curiosità che aleggiava su questa sessantacinquesima edizione. Ma si sa non tutti gli ascolti, per quanto alti possano essere, denotano uno spettacolo di qualità e del quale si debba andare orgogliosi. E poco importa se oggi tutti salgono sul carro del vincitore, facendo complimenti e applausi, quando fino a poche ore fa, il web era un fiume in piena di critiche tutto fuorché positive. Ieri sera abbiamo assistito ad una sorta di Tale e Quale… Sanremo, ma con delle note tendenzialmente grigie. Poche cose sono andate bene e molte male. Quello che ne è uscito è stato uno spettacolo che nulla ha a che fare con l’entertainment che Conti, quale professionista è, ci ha saputi abituare negli anni.

Uno spettacolo noioso, all’interno del quale nulla aveva un filo logico: la famiglia con sedici figli che ha fatto rumoreggiare persino il pubblico in sala dopo aver sentito le risposte date, il medico guarito da Ebola, che per carità è da ammirare, ma nulla ha a che fare con Sanremo. Un calderone dove si è buttato davvero di tutto senza uno scheletro che potesse sorreggere le varie parti dello spettacolo. Una partenza assolutamente senza senso, seppur premiata, quasi quaranta minuti di Backstage che hanno fatto più che altro spazientire il pubblico.

Le canzoni? Poche, tra quelle ascoltate ieri sera, sono da dirsi sanremesi e degne di stare su quel palco.

Le vallette? Nulla di più, appunto, di semplici e classiche vallette che hanno saputo tirar fuori le loro capacità solo nel momento “Tributo” a chi non c’è più. Arisa è stata sicuramente la meno impacciata delle tre, pronta per certi versi a mettersi in gioco, Emma poco in grado persino di leggere un gobbo elettronico. Capitolo a parte Rocio, messa probabilmente sul palco del Ariston solo perché appunto, la parte glamour del Festival e sprecata perché le qualità le ha. Tranquilli, ora arrivano anche le cose che di questo festival si salvano: Tiziano Ferro che ha saputo rianimare un teatro quasi addormentato, Siani che, sì può piacere o no, può far ridere o meno, ma alla fine qualcosa ha fatto, tralasciando la polemica sulla battuta sul bimbo obeso, che alla fine si è scoperto essere uno dei protagonisti del suo film Il Principe Abusivo.

Se si passa in rassegna il web, ciò che si denota è una grande delusione per un Festival che poteva dare di più in termini di spettacolo e divertimento, ma allora perché tanto ascolto?

Semplice, è la prima puntata, c’è curiosità, soprattutto se un Festival millanta divertimento, allegria e popolarità, e poi ricordiamoci sempre che per fare qualsiasi tipo di commento bisogna guardare o sbaglio? La verità è una sola, per quanto questo Festival abbia sbancato in termini di ascolti, ma siamo solo alla prima puntata, la sua qualità è da ritenersi medio bassa. Una qualità che rispecchia, purtroppo ciò che siamo e ciò che meritiamo.

Una soddisfazione amara leggere su twitter, inserendo la parola Fabio Fazio, come tutti quelli lo hanno criticato per le sue scelte in merito al Sanremo 2014, oggi lo rimpiangano e lo richiamino a gran voce sul palco del Ariston. Scelte che per carità, possono non essere state tutte perfettamente centrate, ma che almeno hanno portato un po’ di contenuti al interno del festival, perché è vero che Sanremo è musica, pop e televisione generalista, ma una cosa non esclude l’altra. Si può essere sì pop, si può e si deve amare la leggerezza, ma c’è semplicità e semplicità. Bisognerebbe ricordarsi un po’ più spesso che tutti siamo detentori di quella capacità di discernimento che ci rende non solo caproni o ignoranti ai quali bisogna dare solo cose frivole. Popolare non vuol dire bassezza, popolare è intelligenza. Quella stessa intelligenza che, almeno per la prima serata è mancata. Esempio lampante il tentativo mal riuscito, con il “Sono a Sanremo perché” che ha visto protagonisti Emma, Arisa e Conti con tre leggii sul palco, di copiatura di situazioni già viste ed inventate in altre trasmissioni, sinonimo del fatto che alla fine, le idee di Conti non sono poi così originali. E ricordiamoci sempre che decontestualizzare i dati auditel non è mai una buona cosa.

Molti, dopo questi ascolti, sostengono che siano stati interpretati bene i gusti delle persone, ma siamo sicuri che sia proprio così?

Siamo sicuri che i migliaia e migliaia di tweet che hanno mandato, in alcuni casi, in tilt il social network, volessero dire questo?

Io fossi in voi, me li rileggerei, se non tutti, almeno la metà.

Enrica Leone