Un vecchio luogo comune sul calcio dice che è uno sport per signorine (col dovuto rispetto verso il gentil sesso), specie se messo a paragone con il rugby. Guardando il calcio dell’ultimo decennio, l’orgogliosa schiera dei difensori del football ha cominciato, a malincuore, ad ammettere che in effetti c’è un fondo di verità. Basti guardare le degenerazioni prodotte dal calcio moderno che ci ha consegnato calciatori più attenti al proprio look che non a sudare la maglia, o magnifici attori in grado di fingersi moribondi ad ogni minimo accenno di contatto contro un avversario. Alcune volte però ci si trova ad assistere a scene da saloon: risse furibonde, pugni, calci, mosse di kung fu, prese articolari, minacce, che con lo sport non hanno nulla a che fare, ma che rappresentano una costante di questo gioco, sin dagli albori.

Impossibile, e noioso, fare un elenco di tutte le risse avvenute sul prato verde, dato che quasi ogni domenica, in tutto il mondo e in tutte le categorie, ce n’è una. Alcune però sono passate alla storia. L’ultima in ordine di tempo è quella tra Mexes e Mauri nell’ultimo Lazio-Milan all’Olimpico, quando il francese, dopo essere stato espulso dall’arbitro per aver spinto il capitano laziale, torna da Mauri accennando prima ad una testata e poi optando per una presa sul collo quasi a volerlo strangolare. Ne nasce un parapiglia tra i rossoneri e i laziali, inizialmente accorsi per separare i due e poi fermatisi a discutere. Uno su tutti è Radu, un altro molto poco incline alla diplomazia in campo, specie nei turbolenti derby contro la Roma (famosa la foto in cui lui prende De Rossi per la collottola mentre capitan futuro lo prende letteralmente per il naso). Nello stesso fine settimana perfino il pallone d’oro Cristiano Ronaldo ha ceduto al lato oscuro del calcio e ha steso un avversario del Cordoba.

Calcio e pugni: una vecchia storia…

Cronologicamente questi sono solo gli ultimi due parapiglia più famosi, ma di colpi proibiti e botte da orbi la storia del calcio è piena. Andando a ritroso negli anni, citiamo due episodi piuttosto riprovevoli in terra Sudamericana che hanno coinvolto i rappresentanti del nostro calcio. Il primo fu Cile-Italia in Coppa del Mondo 1962, quando gli azzurri abboccarono alla trappola degli scorrettissimi cileni padroni di casa, persero la testa e reagirono in maniera sconsiderata. La pessima terna arbitrale non aiutò di certo.

Nel 1969 a La Bombonera di Buenos Aires si disputò la finale di ritorno della Coppa Intercontinentale tra il Milan e l’Estudiantes, dopo il 3-0 di San Siro che aveva ipotecato la coppa per i rossoneri. A Baires i giocatori del Milan furono invece vittime di una vera e propria caccia all’uomo, a cominciare dall’ingresso in campo quando venne rovesciato loro del caffè bollente appena usciti dal tunnel degli spogliatoi. In campo i giocatori dell’Estudiantes vinsero 2-1, ma la partita fu più che altro un susseguirsi di cazzotti e aggressioni dall’inizio alla fine. A fine gara si sparse la notizia che Nestor Combin, rossonero d’Argentina, fosse morto per i troppi colpi ricevuti durante la partita. In realtà Combin se la cavò con una frattura del naso e dello zigomo , e a fine gara, tutto sanguinante, fu pure arrestato dalla polizia argentina per non aver svolto il servizio militare nel suo paese. Due anni prima una sorte analoga era toccata ai pur ruvidi leoni di Lisbona del Celtic Glasgow, avversari del Racing de Avellaneda, e successivamente toccò alla Grande Inter di Herrera. Una serie di violenze e climi intimidatori che portarono le squadre europee a rifiutare categoricamente le sfide in Sudamerica, anche a costo di rinunciare a giocare la competizione.

Calcio e pugni:
Calcio e pugni: Nestor Combin vittima di una rissa furibonda sul prato de La Bombonera di Buenos Aires

Un’altra rissa celebre fu quella del 1984 in Spagna, nella finale di coppa del Re tra Barcellona e Athletic Bilbao, con protagonista indiscusso della zuffa nientemeno che Diego Armando Maradona, al termine della sua esperienza in maglia blaugrana. Il Pibe de Oro, rientrato in campo a tempo di record dopo il bruttissimo infortunio causato dall’entrata killer di Andoni Goikoetxea, ritrovò proprio l’Atletico Bilbao in finale di Coppa del Re, e scelse la via meno elegante per congedarsi dai catalani scatenando una rissa passata poi alla storia pur di vendicarsi del difensore basco.

Come non citare poi la Royal Rumble del 2007 sul prato del Mestalla? L’Inter va a Valencia per provare ad accedere ai quarti di finale di Champions League, ma esce dalla coppa e nel peggiore dei modi, cioè tra spintoni, schiaffi e cazzotti. Ad iniziare fu lo spagnolo Navarro, che spaccò la faccia a Burdisso (non certo un agnellino) intento a litigare con i valenciani Joaquin e Marquena. Da lì in poi partì un incontro di wrestling, con i sudamericani dell’Inter fermamente intenzionati a fargliela pagare subito a Navarro, diventato nel frattempo un centometrista. E dire che sugli spalti le due tifoserie erano (e lo sono tutt’ora) gemellate! Un episodio che fa il paio con un’altra famosa rissa di Champions, quella dell’Olimpico tra Roma e Galatasaray, quando furono coinvolti anche gli uomini del servizio d’ordine.

Calcio e pugni: Totti che scalcia Balotelli
Calcio e pugni: Totti che scalcia Balotelli

In Italia poi possiamo ricordare Totti che scalciò violentemente da dietro Balotelli in finale di Coppa Italia contro l’Inter, e sempre nella stessa gara Muntari falciare Taddei con un fallo da codice penale, o la maxi-rissa scatenata da Soviero in Messina-Venezia sul campo neutro di Bari. Fu un vero e proprio one-man-show, con Soviero che colpiva qualsiasi cosa che gli sembrava muoversi attorno a lui, e alla fine costò al portiere ben 5 mesi di squalifica. Ma anche la (ben poco) amichevole del 2010 tra il Cagliari e i corsi del Bastia, sospesa al 75’ dopo che l’ennesimo fallo dei corsi face nascere una maxi-rissa.

Poi una menzione particolare merita un’insolita rissa tra compagni di squadra, datata 2005. Newcastle- Aston Villa al St.James’Park di Newcastle. A 10 minuti dalla fine attaccano i magpies, sotto di 3-0 in casa. A palla lontana, improvvisamente, Lee Bowyer colpisce il suo compagno di squadra Kieron Dyer, con cui comincia una furibonda scazzottata, sedata incredibilmente dagli avversari. Il Newcastle finì in 9, mentre i due giocatori furono squalificati rispettivamente 4 e 2 giornate di squalifica, oltre ad una multa di ventimila sterline per la rissa.

Quando si parla di violenza in campo, però, impossibile quantomeno non accennare alle vere autorità in materia, veri e propri rissosi patentati, se non fosse stato per il terreno di gioco: Vinnie Jones, The King Vincent Cantona, Pasquale Bruno, Paolo Montero, Matuzalem, Pepe, Tofting, Terry Butcher, Roy Keane, e anche Paolo Di Canio. Matuzalem ad esempio, dopo aver camminato sul braccio di Totti in un derby a Roma, stroncò la carriera del suo ex compagno di squadra Christian Brocchi in un Genoa-Lazio. Roy Keane fece lo stesso con Haaland del Manchester City : Haaland, all’epoca al Leeds, commise un fallo che costò la rottura dei legamenti al capitano dei Red Devils, ma non credendo sul momento al dolore dell’avversario, lo invitò a rialzarsi senza fare scene. In un derby di Manchester, quattro anni dopo(!), la vendetta: Keane puntò al ginocchio di Haaland, mettendo la parola fine alla carriera del norvegese. Successivamente Keane ha dichiarato di non essersi affatto pentito del fallo. Sempre in quello United militava Eric Cantona, genio e follia. Famosissimo il suo colpo di kung fu ai danni di un tifoso del Crystal Palace che lo stava insultando mentre Le Roi abbandonava il campo dopo il cartellino rosso per un’entrataccia , esattamente vent’anni fa.

Calcio e pugni: Vinnie Jones e la "strizzatina" a
Calcio e pugni: Vinnie Jones e la “strizzatina” a Gascoigne

Che dire poi di Vinnie Jones? Ginola disse di lui che non valeva neanche la pena considerarlo un calciatore. E non si può dire che avesse torto. Di lui ci si ricorda quasi esclusivamente per i suoi “precedenti penali” in campo : detiene il record dell’espulsione più veloce della storia, dopo soli 3 secondi; fece chiudere la carriera a Gary Stevens del Tottenham; strizzò le parti intime di Gascoigne; entrò a gamba tesa all’altezza del busto su Eric Cantona, che pure incredibilmente in quell’occasione non reagì (ma non sappiamo come andò a finire a partita conclusa).

Pepe del Real Madrid, in un match contro il Getafe, diede sfoggio di tutta la sua crudeltà : causò un rigore, fu espulso, diede violentemente un calcio all’avversario a terra, ne colpì un altro con un pugno e insultò pesantemente l’arbitro. 10 giornate di squalifica, dopo tutto questo, sembrano un trattamento di favore.

Pasquale Bruno, che fece saltare i nervi persino al pacifico Roberto Baggio, fu il protagonista indiscusso di un famoso derby della Mole quando, con indosso la maglia del Torino, cercò di aggredire arbitro e avversari dopo un rosso e fu portato di peso fuori dal campo dai suoi compagni. I tifosi del Toro gli dedicarono il coro “picchia per noi” (sulla falsariga dei cori dei romanisti per Sebino Nela).

Famosa anche la reazione di Di Canio ad un rosso, quando giocava nello Sheffield Wednesday. Un fallo di troppo, spintoni con i giocatori dell’Arsenal, insulti e l’arbitro decide di cacciare il romano. Di Canio, innervosito dalla sanzione, spinge via l’arbitro, che rotola goffamente sul campo nella momentanea ilarità dello stadio che pur schiumava rabbia per il rosso al suo pupillo. Di Canio poi si riabilitò agli occhi del calcio inglese con quel bellissimo gesto di fair play quando indossava la maglia del West Ham, quando rinunciò a battere a rete il gol della vittoria pur di far entrare i soccorsi al portiere rimasto infortunato a terra.

“In campo come nella vita”, diceva il grande Nereo Rocco in una sua massima passata alla storia del calcio, quando affermava, nella sua saggezza d’altri tempi, che la rudezza di questo sport mostrasse il vero volto delle persone, al di là di ogni possibile maschera indossata tutti i giorni. E così un galantuomo si vedeva se seguiva un determinato codice d’onore in campo, anche se all’apparenza sembrava un galeotto mancato, mentre una “carogna” poteva benissimo nascondersi dietro l’immagine di un signore. Il campo non mente. Il calcio, in fondo, è proprio questo, né look da modelli né criminali.

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Michele Mannarella