Dalle incomprensioni iniziali ad un accenno di dialogo

Dopo le profonde divergenze iniziali durante il vertice UE e la profonda incomprensione fra Varoufakis e gli altri ministri delle finanze europei, sembra che Tsipras e Merkel abbiano iniziato un dialogo fruttuoso che ha portato ad un risultato immediato fondamentale per la Grecia: l’aumento della liquidità d’emergenza alle banche (ELA) elleniche che avevano raggiunto il tetto massimo (5 miliardi arrivati dall’Europa).

Le prime parole della cancelliera tedesca, pochi minuti dopo il suo arrivo, hanno fatto trasparire la voglia di trovare un’intesa “L’Ue cerca sempre il compromesso, questo è il suo successo. La Germania è pronta ma va detto che la credibilità dell’Unione europea dipende dal rispetto delle regole e dall’essere affidabili”. Ha lasciato intendere che il week-end sarà sfruttato per cercare un’intesa prima del prossimo imminente incontro dei ministri delle finanze del Vecchio Continente che si terrà lunedì, per fare in modo che la prossima riunione non sia “un dialogo fra sordi”.

Nel frattempo, il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sembravano il classico esempio da film “poliziotto buono e poliziotto cattivo” dacché il primo ha dichiarato fiducioso “anche se non appare, uomini e donne politici a volte sono ragionevoli”, mentre il secondo si è detto “preoccupato” ed ha aggiunto “C’è molto da fare prima di lunedì, non basta dire facciamo il 70% (del Memorandum, ndr), bisogna capire cosa fare di quel 30% che resta“. Se fin qui era apparso ancorato ai tipici discorsi burocratici europei sui vincoli di bilancio, nel passaggio successivo ha tolto ogni dubbio chiosando “La mia idea è che ogni misura annullata deve essere rimpiazzata con un’altra di pari gettito”.

Alexis Tsipras, al suo primo vertice europeo, è sembrato davvero una nota stonata rispetto al mondo europeo a causa del suo linguaggio diretto e del suo abbigliamento (ha rinunciato alla cravatta anche in questa occasione) ed ha dichiarato “Sono molto fiducioso che troveremo una soluzione accettabile per tutti, per mettere fine all’austerità e far tornare la Ue sulla strada della coesione sociale”. In risposta a Juncker ha detto “Rispetteremo le regole fiscali e l’equilibrio di bilancio e non torneremo al deficit, ma ho chiesto il supporto dei partner perché così riusciremo a fare della Grecia un Paese normale”. Poi, riferendosi alle manovre europee e della bce, ha concluso “La Grecia non fa ricatti ma non accetta ricatti”.

Il nodo del linguaggio

Una prima prova del dialogo Berlino-Atene è il cambiamento del linguaggio fortemente voluto ed ottenuto dal premier greco il quale, a margine del vertice, si è incontrato con il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, concordando nuovi termini comuni fra i quali non comparirà “troika”, bensì altri come “partner europei” ed “istituzioni”. Questo avveniva dopo che il numero uno di Syriza bloccava un comunicato contenente la voce già citata, incubo per i Greci, oltre al passaggio dove si parlava di “estensione del programma”, poi sostituita con “lavoro su una valutazione tecnica del terreno comune tra il programma attuale e i piani del Governo greco”. 

L’ordine degli argomenti da discutere

Un aspetto fondamentale, che non tutti hanno notato, è stato la scelta dell’ordine in cui sono stati discusse le questioni europee: Minsk, Grecia, Italia. Il primo argomento trattato era decisamente quello più importante, ossia l’inizio del dialogo Russia-Europa-Usa però ha rubato più tempo del previsto ed ha relegato ai margini la questione greca. Qualcuno ha notato in questa scelta la volontà di non fare della Grecia una questione politica e la volontà di aprire una nuova linea di dialogo da lasciare esclusivamente all’asse Berlino-Atene in questo fine settimana.

Per quanto riguarda i problemi di casa nostra, invece, dobbiamo registrare un’altra sconfitta perché, dopo i fatti di qualche giorno fa e gli oltre 300 morti, i Paesi europei hanno continuato a non cambiare la loro linea e a non contribuire (economicamente, ndr) a Triton, nonostante Renzi chiedesse fondi, anzi hanno trattato l’argomento in maniera ancor più striminzita rispetto alla situazione greca: indice di una scarsa volontà politica di cambiare le cose.

Ferdinando Paciolla