I rapporti fra l’Italia e la Libia non sono sempre stati idilliaci: dalla fine della seconda guerra mondiale al regime di Gheddafi è sempre stato un susseguirsi di strali minacciosi, schermaglie verbali e conseguenti operazioni di disgelo.

Quello che sta succededo nelle ultime ore è profondamente diverso, perché non riguarda soltanto la diplomazia dei due paesi, ma l’intero conflitto fra barbaro terrorismo e mondo civilizzato, jihadisti e moderati di qualsiasi religione.

Oggi l’Isis, la più grande minaccia dai tempi di Al Qaeda, è qui, a poche miglia marine dalla nostre coste, da dove si fa sempre più intenso e drammatico il flusso di migranti, gestito, come noto, anche dalle formazioni terroristiche. Forse, come si evince dalle parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, è arrivato il momento di preoccuparsi.

Prima i fatti. Dopo aver conquistato la città costiera di Derna, situata appena sotto l’isola greca di Creta, è arrivato il turno di Sirte, più ad occidente e quindi verso la nostra penisola, dove le forze dell’Isis hanno – secondo fonti affidabili – strutturato in città il proprio quartier generale e preso il controllo dei principali mezzi di comunicazione.

Da qui i timori di Gentiloni, che per la prima volta ha parlato di “minaccia terroristica attiva a poche ore di navigazione dall’Italia”, aggiungendo che, se la strada della negoziazione si dovesse rivelare non più percorribile, “bisogna pensare con le Nazioni Unite a fare qualcosa in più”, posto che “l’Italia è pronta a combattere, naturalmente nel quadro della legalità internazionale”.

Parole chiare e inequivocabili, che sanciscono la disponibilità del nostro Paese ad intervenire attivamente contro questa nuova minaccia terrorista, a questo punto non più ignorabile, dal momento che si trova ormai a pochi chilometri dalle nostre coste.

Senza contare che in questo momento in Libia operano diversi gruppi estremisti – come Ansar al-Sharia e Fajr Libya – di cui Isis è solo la variante più feroce.

La situazione delle ultime ore, inoltre, si inserisce in un quadro propagandistico più ampio, animato dalle espressioni minacciose del gruppo, che ha diffuso un fotomontaggio nel quale si vede la bandiera nera dell’organizzazione sventolare sulla cupola di San Pietro.

Per il nostro ministro degli Esteri, si tratta solo di “farneticazioni propagandistiche”, che, tuttavia, “non possiamo sottovalutare”.

Di certo, se l’Isis voleva scuotere l’opinione pubblica italiana, si può dire che c’è finalmente riuscita, perché era dai tempi della guerra in Jugoslavia che gli italiani non avvertivano una così forte turbolenza a pochi passi dai propri confini. La differenza con quel massacro è che questa volta ci siamo anche noi fra gli obiettivi dei carnefici.

Carlo Rombolà

 

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Avvocato, scrittore, lettore. Non necessariamente in quest’ordine. Ha studiato legge per quasi cinque anni presso l’Università di Bologna, per poi specializzarsi con un master in diritto delle nuove tecnologie. Nel frattempo, ha scoperto che, oltre al diritto, ci sono un sacco di altre cose che lo appassionano: la geopolitica, i viaggi, i libri, la musica. La curiosità è il suo più grande pregio, l’inquietudine il difetto. Ad entrambi, non v’è rimedio. Per fortuna.