In Afghanistan i gruppi ribelli usano bambini soldato, probabilmente anche la polizia fa lo stesso.

In Colombia, migliaia di minori fanno parte dei gruppi armati attivi nel Paese. Nella Repubblica Democratica del Congo circa 30.000 bambini sono coinvolti nei combattimenti tra esercito e ribelli. In India, bambini di sei anni sono reclutati per essere inviati a 12 agli scontri con l’esercito. In Iraq Al Qaeda recluta minori per svolgere operazioni pericolose, talvolta suicide, come spiare, trasportare munizioni o piazzare esplosivi. In Nigeria continuano e sono in aumento i rapimenti di minori, utilizzati, poi, come kamikaze. Lo stesso avviene in Somalia. In Yemen i bambini soldato combattono contro i ribelli houthi, che, a loro volta, reclutano ragazzini senza scelta.

Li immagino felici a giocare in giardino, spinti dall’innocente curiosità dei loro troppo pochi anni, sorridenti e spensierati. Subito dopo, quest’immagine si dissolve nella triste realtà. E allora li immagino a vivere il dolore della mancanza di una via d’uscita che non sia la morte.

Questo è un ritratto molto sommario dell’infanzia rubata, strappata ai suoi piccoli proprietari che non hanno altro, e, molto probabilmente, non acquisteranno altro. È un quadro parziale, ed è già spaventosamente angosciante. Tutto quello che rimane è uno sguardo immerso nel vuoto, mani che tremano alla vista di tanto orrore e una mente in cui rimbomba un solo interrogativo: “C’è limite alla crudeltà umana?”

Sundra Sorrentino