L’ambasciata italiana a Tripoli ha oggi ufficialmente sospeso le attività in seguito al deterioramento delle condizioni di sicurezza in Libia. Le milizie dello Stato Islamico avanzano da est e starebbero dirigendosi alla volta di Sirte, 300 miglia marittime dall’Italia. La situazione sul fronte orientale è critica: la Cirenaica è sotto il controllo jihadista e le città di Derna e Bengasi costituiscono ormai zone gravemente a rischio.

Fonti non ufficiali parlano di un paese allo sbaraglio, il cui esercito regolare è decimato e in cui diverse fazioni armate si fronteggiano rendendo la situazione ingovernabile. Le possibilità di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine sono ridotte al minimo e le azioni terroristiche incontrano terreno fertile nel caos che regna sin dalla caduta di Gheddafi nel 2011.

Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, ha così commentato la decisione di sospendere le attività diplomatiche in Libia:
La chiusura temporanea della nostra ambasciata è avvenuta in modo tempestivo e ordinato e di questo ringrazio i responsabili della Farnesina e delle altre amministrazioni che hanno collaborato all’operazione. La chiusura si è resa necessaria a causa del deteriorarsi della situazione in Libia“.

Oltre alla chiusura dell’ambasciata italiana, ultimo avamposto diplomatico occidentale nel paese, è scattato anche il rimpatrio di un centinaio di italiani presenti in Libia, i quali faranno scalo a Malta per poi approdare nel porto di Augusta, in Sicilia. L’imbarcazione mercantile, salpata a mezzogiorno da Tripoli, procede scortata via mare da un’unità della Marina militare e via aerea da un Predator dell’Aeronautica privo di pilota. Il Ministero degli Esteri ha precisato che “non si tratta di un’evacuazione” ma di “una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese“.

Dal 1 febbraio, è attivo un avviso su www.viaggiaresicuri.it in cui la Farnesina sconsiglia ai connazionali la presenza in Libia:
A fronte del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Libia e degli scontri che stanno interessando il Paese e a seguito dell’attacco terrorista che si è recentemente verificato all’Hotel Corinthia, con numerose vittime, tra cui sei cittadini stranieri, si ribadisce il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese.

Intanto Gentiloni, il “ministro crociato” secondo la definizione dalle radio emittenti jihadiste, ha annunciato che la questione libica sarà all’ordine del giorno in Parlamento dal prossimo 19 febbraio e che l’Italia è “pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni dell’Onu“.

Da New York, infatti, si profila la decisione di scendere in campo con una missione Onu guidata da una coalizione di paesi dell’area, europei e nordafricani. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha parlato, in un intervista al Messaggero, di un’Italia pronta a guidare un intervento analogo a quello promosso in Libano:
L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente“.

Il ministro Pinotti ha, inoltre, profilato un delicato incrocio tra la questione terrorismo in Libia e l’emergenza migranti: “abbiamo un sistema di difesa anche perché le nostre coste più esposte siano salvaguardate“. Intanto 12 barconi provenienti dalle coste libiche sono stati segnalati a sud di Lampedusa e sono ora in corso le manovre di soccorso coordinate dalla Guardia costiera.

Cristiano Capuano