Dopo averla nominata così tante volte, diventa quasi un obbligo parlarne in modo diffuso e spiegare perché la credibilità dovrebbe essere determinante nella valutazione di una persona, tanto più se questa ricopre un ruolo istituzionale o politico.

Per affrontare la discussione, evitando di scivolare in valutazioni soggettive, ho preferito, prima d’iniziare,  verificare il significato della parola per la lingua italiana consultando il dizionario online della Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/credibilita/).

La cosa che più mi ha incuriosito non è stata la sua definizione (è presente anche un’accezione moderna coniata proprio per la politica: “… la capacità che una persona, e spec. un uomo politico, una personalità del mondo finanziario, o anche un ente, una società, un governo, ha d’ispirare fiducia, di ottenere credito e riconoscimento: avere, acquistare, perdere credibilità.”) ma l’aggettivo che definisce la perdita di credibilità:

sputtanato agg. [part. pass. di sputtanare], volg. – 1. Che ha perso di credibilità, che è compromesso in modo irrecuperabile, che non gode più della stima altrui: quel politico, benché completamente s., ha ottenuto una poltrona prestigiosa. (http://www.treccani.it/vocabolario/sputtanato/)

Non trovate anche voi che la lingua italiana sia straordinaria? Basterebbero queste poche parole per chiudere il discorso, l’aggettivo descrive così bene la situazione da ritenere normale che una persona priva di credibilità e quindi “sputtanata”, non abbia più alcun seguito. Ma siamo in Italia, la terra in cui lo sputtanamento può addirittura diventare un’arma per accrescere la propria visibilità e popolarità.

Proviamo allora a capire che cosa sia la credibilità, a cosa dovrebbe servire e quali siano i concetti che ne definiscono il perimetro.

Ampliando la definizione scolastica, possiamo affermare che la probabilità di essere creduti dipende appunto dalla credibilità della fonte o del messaggio trasmesso. Tralasciando la discussione sul messaggio che, per quanto importante possa essere, ci distoglierebbe dal nostro obiettivo, tentiamo piuttosto di comprendere se esistano delle valide ragioni per cui fonti palesemente “sputtanate” possano ancora riscuotere consenso o addirittura pretendere di essere credibili.

La credibilità si regge su pochi concetti chiari, riconoscibili ed oggettivi che vanno dalla responsabilità all’attendibilità, dalla reputazione all’affidabilità.  Ma perché allora in Italia riscuotono consenso personaggi privi di uno o tutti questi elementi? Probabilmente perché in Italia ognuno dei quattro concetti non è assolutamente oggettivo, perché ogni cosa viene messa in discussione e può diventare elemento di valutazione soggettiva. I politici italiani sono diventati maestri nell’arte di instillare il dubbio sull’oggettività dello sputtanamento, e così può addirittura accadere che a fronte di una condanna per evasione fiscale qualcuno, sostenendo che la magistratura sia di parte o di essere stato oggetto di una persecuzione giudiziaria, riguadagni una reputazione sufficiente per essere legittimato dagli avversari politici o per essere invitato alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente della Repubblica.

Allo stesso modo, ma mi auguro di non vederlo mai, potrebbe accadere che un neo Presidente del Consiglio non realizzi il programma di Governo presentato pochi mesi prima ma non subisca nessun danno alla propria attendibilità perché, nonostante le evidenze empiriche, sosterrà con tanta tenacia di averlo realizzato e ciò che è oggettivamente dimostrabile diventa soggettivamente discutibile.

Inutile proseguire oltre, perché se tutto è soggettivamente valutabile nessuno sentirà mai il peso della responsabilità e tantomeno il valore dell’affidabilità.

Purtroppo la politica italiana non ha ancora trovato la via della credibilità e la possibilità di trovarla si affievolisce inesorabilmente, perché chi tenta di proporre una rottura o viene schiacciato o finisce per adattarsi. Troppo forti i messaggi populisti per essere contrastati dalla ragione, le masse vengono mosse da slogan costruiti sul loro dolore e la loro rabbia, poco importa se dietro ci sia il vuoto cosmico, se non si supera la barriera delle invettive grazie a proposte credibili, ci sarà sempre qualcuno che sfrutterà la mediocrità del palcoscenico politico italiano per difendere l’indifendibile, per sostenere un concetto e il suo contrario pur di cavalcare l’onda grande dell’emotività umana, sovrastando ed annullando ogni dibattito fondato sulla logica, sui numeri o su elementi oggettivi.

Seguendo questa becera e miserrima modalità, la politica si impoverisce e si svuota di contenuti, chi tenta di proporre argomentazioni serie è soverchiato dai comunicatori di professione, più adatti alle campagne pubblicitarie di un mediocre detersivo per i piatti piuttosto che alla guida di un paese che avrebbe estrema necessità di sostanza e non di forma.

Per uscire da questo loop servirebbe una crescita individuale e collettiva che non conceda spazi e sappia valutare le qualità del personale politico ed istituzionale in base alla loro capacità di ammettere gli errori e non di nasconderli, di dire con chiarezza ciò che vogliono fare e di fare ciò che hanno detto, di perseguire un’idea politica senza inseguire gli umori della gente, di estraniarsi da un sistema clientelare che mortifica le speranze dei migliori, di essere orgogliosi della propria rettitudine e non di quanto potere esercitano, di essere al servizio del paese con dignità e responsabilità.

Se mai un giorno gli italiani capiranno l’importanza di puntare su persone credibili e non “sputtanate”, allora quel giorno potremo dire di aver iniziato a fermare il declino ed aver posto le basi per un futuro di speranza.

Corrado Rabbia