Campo de’ Fiori, Roma, 17 febbraio 1600: muore sul rogo Giordano Bruno, martire del “Libero Pensiero”.

Nato con il nome di battesimo di Filippo a Nola nel 1548, è frate e filosofo. Nel suo pensiero fonde influenze che partono dai filosofi greci e passano per Platone, Averroè, Copernico, senza dimenticare lullismo, scotismo, ermetismo ed ebraismo, e considerando l’attenzione per la mnemonica. Il cuore del proprio interesse è però l’Infinito: un universo infinito, creato da un Dio infinito, nel quale trovano posto infiniti mondi, da riempire di infinito amore.

La sua concezione di Dio immanente e trascendente, un Dio panteista che è un tutt’uno con la natura, verrà ripresa in seguito anche da Spinoza, ma per i suoi contemporanei, insieme alla giustificazione dell’eresia ariana sulla Trinità e ad altre convinzioni sulle Sacre Scritture e sul Cristianesimo, gli valgono l’attenzione dell’Inquisizione sin dal 1576.
Fra’ Giordano Bruno, entrato nell’Ordine dei Domenicani a circa 15 anni, è sacerdote nel 1573, e due anni più tardi si laurea in teologia. Processato una prima volta per eresia e scomunicato, inizia a vagare per l’Italia, raggiungendo poi Ginevra, dove riceve una scomunica dai calvinisti, Tolosa e Parigi. Soggiorna un paio d’anni a Londra e Oxford, dove parla delle teorie copernicane, poi rientra in Francia. Critica gli inquisitori italiani, il clero e gli eretici francesi e inglesi. Si trasferisce in Germania, tra Magonza, Wiesbaden, Marburg e Wittenberg, dove nacque il luteranesimo, passa a Praga e giunge a Helmstedt, dove viene scomunicato anche dai luterani. È a Francoforte, poi a Zurigo, prima di ritornare in Italia nel 1591, a Venezia.

Nel 1592 è processato dall’Inquisizione veneziana, dalla quale si difende, ma l’Inquisizione Romana ne richiede ed ottiene l’estradizione. Dal 1593 Filippo Giordano Bruno è recluso nelle carceri del Sant’Uffizio a Roma, e dopo non aver rinnegato i fondamenti della propria filosofia nel 1597 e non aver abiurato nel 1599, l’8 febbraio 1600 è condannato al rogo.
Morirà arso vivo nella piazza di Campo de’ Fiori, a Roma, nel punto in cui dal 1889 sorge il monumento in suo onore.

Il 18 febbraio 2000 Giovanni Paolo II si dice rammaricato della tragica morte di Giordano Bruno, ma ancora oggi il filosofo eretico non è stato riabilitato perché «il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana».

Alcuni frammenti della filosofia di Giordano Bruno

Sulla non-generazione delle sostanze:

«Queste non possono essere altro che quel che sono state, né saranno altro che quel che sono, né alla loro grandezza o sostanza s’aggionge mai, o mancarà ponto alcuno, e solamente accade separatione, e congiuntione, o compositione, o divisione, o translatione da questo luogo a quell’altro»

Sul moto della Terra:

«Il modo e la causa del moto della terra e della immobilità del firmamento sono da me prodotte con le sue raggioni et autorità e non pregiudicano all’autorità della divina scrittura» e vediamo il Sole «nascere e tramontare perché la terra se gira circa il proprio centro»

Sui padri fondatori della Chiesa:

«Sono meno de’ filosofi prattichi e meno attenti alle cose della natura»

Simone Moricca