“TRACCE DI CULTURA”: recensione mostra “LA STANZA DI ELSA”

Biblioteca nazionale di Roma; dal 10 febbraio 2015

 

Si è inaugurata il 10 febbraio alla biblioteca nazionale di Roma la mostra permanente dedicata alla scrittrice Elsa Morante intitolata “la stanza di Elsa”; un omaggio dovuto ad una delle menti più illustri della letteratura italiana. Tutto è stato curato e sistemato fin nei minimi dettagli, manoscritti, mobili, quadri, la libreria, il ritratto che le fece Carlo Levi fino ai quadri della gioventù spezzata di Bill Morrow che la Morante aveva voluto per le copertine dei suoi libri.

Negli spazi espositivi al piano terra della biblioteca nazionale di Roma sembra così di rivedere Elsa Morante (1912-1985) dietro la sua scrivania al lavoro e tutto il suo mondo. Il progetto è stato ideato dal direttore della biblioteca in carica da agosto 2014 che ha portato una ventata di innovazione alla biblioteca Andrea De Pasquale e condiviso dal direttore delle biblioteche nazionali e istituti culturali Rossana Rummo che hanno organizzato al meglio questo viaggio nella vita e nel lavoro della grande scrittrice e il tutto è stato possibile ovviamente grazie al sostegno degli eredi Carlo Cecchi e Daniele Morante.

“La stanza di Elsa” è una installazione permanente dove sono state ricreate le suggestioni del laboratorio di scrittura dove praticamente Elsa viveva, ovvero il suo studio, la sua stanza; è molto affascinante osservare e un po’ vivere e catturare con lo sguardo la sua scrivania, la sua macchina da scrivere ed è possibile sfogliare su formato digitale alcuni dei suoi manoscritti. Fu la stessa Morante a volere che le sue carte fossero conservate presso la nazionale di Roma. I primi manoscritti furono donati nel 1989 a cui poi si sono aggiunti nel 2007 i racconti giovanili, alcune poesie, romanzi incompiuti, diari, le sue pagelle scolastiche; l’archivio si è inoltre arricchito di oltre seimila lettere.

Una mostra assolutamente da vedere e che coincide anche con il progetto di “apertura della biblioteca anche il sabato e la domenica” e anche in orari non canonici; una biblioteca deve e può essere come un museo. È così che si diffonde la cultura riprogettando il concetto stesso di biblioteca, non più come un luogo anonimo e silenzioso, ma come un luogo dove la cultura vive avvicinandosi alle esigenze dei cittadini e camminando pari passo con l’evoluzione di una maggior richiesta della società nel campo dell’interazione. Questa area espositiva dove c’è “la stanza di Elsa” è completata dal percorso “il ‘900 in otto tempi” dove a rotazione saranno esposti manoscritti, prime edizioni, edizioni rare dei più importanti scrittori del ‘900, Ungaretti, Montale, D’Annunzio, Pasolini, Calvino, un percorso a cui si può accedere anche con applicazioni su supporti informatici che consentono di scaricare il materiale anche grazie alla presenza nell’esposizione di quattro touch screen. Il concetto di biblioteca sta cambiando, si sta evolvendo verso il nuovo, l’interattività, verso un futuro fatto di idee intelligenti per divulgare la cultura e attirare il pubblico il più vario possibile.

Daniela Merola