Si è concluso stanotte nella Città del Basket (New York) e nel Tempio del Gioco (Madison Squadre Garden) il 64° All Star Game della storia che ha visto la Western Conference imporsi per la 27ª volta. Protagonista della serata Russell Westbrook, eletto Mvp, che ha siglato 41 punti, a una sola lunghezza dal record di Wilt Chamberlain del 1962. LeBron scavalca Jordan grazie ai 30 punti di stanotte e diventa il secondo miglior marcatore di sempre alle spalle di Kobe Bryant.

Westbrook: è quasi record

Westbrook
SOLO L’OVEST – Un All-Star Weekend trionfale per la conference dell’Ovest, i cui giocatori, eccezion fatta per il contest delle celebrità (vinto dal team Bosh), si sono assicurati le migliori prestazioni non solo nell’ASG vero e proprio ma in ogni gara: Steph Curry (Golden State Warriors) vincitore del Three-point Contest, Zach LaVine (Minnesota Timberwolves) vincitore dello Slam Dunk Contest, Patrick Beverley (Houston Rockets) vincitore dello Skills Challenge e Andrew Wiggins (Minnesota Timberlwolves) eletto Mvp del Rising Stars Challenge. Certo, non è da queste sfide che si può decretare la superiorità di una conference rispetto a un’altra, però, sicuramente è curiosa una supremazia del genere. Che la differenza ci sia, però, è evidente, basti pensare che tra esclusi, infortunati e panchinari (Kevin Durant ha giocato solo 9 minuti), l’Ovest avrebbe potuto schierare a New York altri due quintetti competitivi con gli starters. Lo stesso Westbrook, del resto, non avrebbe dovuto figurare tra i principali protagonisti di questo weekend, e solo le assenze di Kobe, Griffin e Davis gli hanno permesso di avere minutaggio sufficiente a portare a casa il titolo di migliore in campo.

Westbrook
I due fratelli Gasol, Marc e Pau, si contendono la palla a due

LA GARA – Dopo i contest del sabato tenutisi al Brooklyn Center, l’ASG torna al Madison per l’evento che tutti attendevano. Show era atteso e in effetto show è stato, nella sfumatura più americana possibile. Si comincia con l’esibizione delle Rockettes con il palco dietro al canestro, poi è la volta di Christina Aguilera che incanta il pubblico del Garden prima dell’ingresso in campo dei giocatori. E poi, finalmente si inizia, con i fratelli Pau e Marc Gasol a contendersi una palla a due storica: è la prima volta che due fratelli figurano in questa manifestazione. Coach Kerr sceglie Aldridge, Harden e il Thompson per rimpiazzare gli assenti. Se vi piace il free-style, allora l’All-Star Game è la partita più adatta a voi, dove agonismo e spettacolo sono più che mai ossimori, anche per un americano.  Il primo quarto è solo di LeBron James che punta, deciso, al record di punti chiudendo il primo quarto addirittura a 15. Steph Curry regala le solite giocate con cui si prende gioco degli avversari ingaggiando una sorta di duetto con Harden, mandato due volte al ferro. Tutto faceva presupporre che fosse il loro ASG ma Russell Westbrook c’ha messo poco per prendersi scettro e corona, stabilendo a fine primo tempo il record di punti segnati (27). Il terzo quarto si chiude sul 122 pari grazie alla reverse dunk allo scadere di Al Horford, uno dei quattro Hawks (cinque con coach Mike Budenholzer). Nel finale di partita, mentre Westbrook torna in campo per mettere ancora un po’ di olive nel suo martini grazie a una tripla (39), l’Est cerca una disperata rimonta e grazie a un parziale di 9-2 arriva a un possesso di distacco (158-161) a 3 secondi dalla fine. LeBron è costretto a mandare Westbrook in lunetta, che sigla scollina i 40 e mette fine alla partita. Termina 163-158, molti punti, tanto spettacolo, poca difesa… insomma, il classico All-Star Game. Si riprenderà a fare sul serio giovedì.

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Michele Di Mauro